Caro, vado e torno

 

Questo blog nasce dopo diversi logorii mentali che hanno preso forma durante il mio ultimo viaggio in Transiberiana.
L’esigenza di uno spazio che fosse tutto mio per raccontare, recensire e descrivere quello che personalmente ho vissuto e vivo in viaggio, sia come viaggiatrice sia come donna, e ora come donna sposata che continua a viaggiare senza marito o con lui quando è possibile.

Per la necessaria e difficile arte del compromesso, fondamentale in ogni rapporto, la questione viaggi non è cambiata poi molto, rimanendo un punto saldo nella mia vita e nella mia quotidianità.

Mi è capitato spesso di sentirmi dire: “sei fortunata perché lui ti lascia viaggiare” “lui ti fa davvero andare in giro da sola?”
“legala, non farla più andare via!”.

Altre volte il teatrino era rivolto ad entrambi: “fate bene a viaggiare ora, non siete ancora sposati” e immagino che il passo successivo sarà: “viaggia ora che sei senza figli”.
Tra il serio e il faceto ho sempre risposto a queste affermazioni provando comunque una leggera irritazione.
L’elemento viaggio era sempre qualcosa che veniva considerato un più, un lusso, un permesso, un premio, un dono che arrivava dalla mia condizione e che, soprattutto, doveva avere una data di scadenza.

Viaggiare è per me una condizione naturale, sposarmi non ha modificato questo mio bisogno né la mia personalità e la fortuna c’entra ben poco.

In questi anni alcune donne si sono confidate dicendomi “vorrei farlo anche io ma lui non mi lascia” “ti invidio, potessi farlo io” “devo convincerlo, a lui non piace viaggiare o non piacciono quei posti” “mi invento che vado via per lavoro due giorni e invece vado solo al mare da sola per staccare un pò”.
Messo da parte il fastidio, ho iniziato a fare un po’ di ricerche in rete sulle donne che viaggiano, da sole e da sole ma sposate.
Nel primo caso, il fenomeno è ormai abbastanza consolidato, seppur in maniera più incisiva all’estero.
Una inchiesta del Touring Club, non molto recente (vi parlo del 2013), indicava che in quell’anno 1 milione e 400 mila donne hanno viaggiato da sole.

L’ ISTAT da un documento pubblicato ad agosto 2016, relativamente a dati del 2014, ha analizzato il comportamento turistico nazionale sulla base di quattro categorie di viaggio e fasce di età dai 14 anni agli over 65.
Indicando che, per la prima categoria, una vacanza breve (1/3 notti) si sono mossi in maniera pressoché equa uomini e donne, fasce di età dai 14 anni agli over 65.
Parliamo in totale di 25 453 italiani.

Il numero delle donne in viaggio aumenta se la vacanza si fa più lunga.
Per un viaggetto di 4 o più notti, le donne sono 15 667 contro i 13 696 uomini, con una predominanza nella fascia femminile fra i 35-44 anni (3539 donne vs 2743 uomini).
La categoria successiva, viaggio vacanza, vede una lieve predominanza femminile: 28 377 donne contro 26 439 uomini.
Questi ultimi hanno una netta rivincita alla voce viaggi di lavoro, si muovono ben 6 450 uomini contro 1 662 donne.

E le donne sposate? Non ho dati statistici.
Quante donne sole incontro durante i miei viaggi? Abbastanza ma italiane poche, sposate poi, nessuna.
Eppure ci sono. Me lo dicono alcune fonti trovate in rete relativamente a blogger straniere, italiane solo una.
O forse sarebbe meglio dire che è la prima che si racconta e quando ho letto la sua storia ho pensato “Non sono sola!”

E’ solo una questione culturale? E’ timore? E’ il “non essere state fortunate”? O la paura di essere giudicate?
Mi sono sentita dire che se io viaggio sola, seppur “con il suo permesso” non siamo una coppia solida.
Per essere solidi si deve dunque condividere tutto e vivere insieme ogni esperienza?
Non ho le risposte per tutti. Ho solo quelle che vanno bene a me, a noi.

Quello che so è che ognuno ha le proprie regole, in ogni coppia e in ogni rapporto. Non sindacabili. Non giudicabili dall’esterno.
La solidità di una coppia è affare della coppia stessa. 

Quello che so è che in un qualsiasi rapporto con un’altra persona è fondamentale, per me, che vengano rispettati i rispettivi e individuali bisogni, non soffocati o messi da parte.
Quello che so è che abbiamo deciso di sposarci sapendo molto bene che siamo due persone, non una.

A 16 anni pensavo “il mio principe azzurro deve amare i viaggi tanto quanto me”.
A 30 anni pensavo “il mio principe azzurro sarà quello a cui potrò dire ‘Caro, vado e torno’”.

Io l’ho trovato e me lo sono sposata.
E voi?