Come farsi comprare un’amaca da tuo marito

A Lisbona vivo senza un balcone e non è stato facile abituarsi. In Messico mi sono fatta comprare un’amaca. Come si sopravvive senza un balcone?
Secondo me con un’amaca.

 

Mi mancano le montagne.
Mi manca il mio balcone al sesto piano con vista sui palazzi grigi e brutti, la passerella olimpica e le montagne in lontananza.

A Lisbona vivo al sesto piano senza balconi, ho solo una finestra, mia, tutta mia, nella mia stanza.
Da’ su un interno cortile e vedo solo un pezzo di cielo, a seconda della luce che si riflette sul palazzo di fronte, capisco più o meno in che momento della giornata siamo.

Adesso il sole è accecante, qualche ora fa, la stessa parete era in ombra.

Quando ho conosciuto mio marito, dopo un po’ di appuntamenti e confidenza, parlando delle rispettive infanzie, gli ho chiesto come avesse fatto a crescere in città, con un solo balcone.

Da quel momento lui ha iniziato a canzonarmi, chiamandomi Principessa di Campagna.

Io, cresciuta nella provincia Granda, quella di Cuneo, abituata a scorrazzare in case di campagna a due piani, con cortile e balcone e galline e orto, mi rammaricavo per la sua infanzia in città…l’idea del balcone, mi pareva claustrofobica per un bambino.

Quando siamo andati a vivere insieme lui, io e il mio alter ego, la Principessa di Campagna, un balcone me lo sono fatta bastare per un anno, anche se con un po’ di rifiuto.
Quando siamo passati di livello, dal bilocale al trilocale, di balconi ne avevamo addirittura due e anche abbastanza larghi.

Non potete immaginare la mia felicità. Come sempre ci si abitua un po’ a tutto e i due balconi per me erano una gran lusso ma la Principessa di Campagna ogni tanto faceva capolino con le sue smanie di pranzi all’aria aperta, dai ceniamo fuori in fondo si può, mettiamo un tavolino e due sedie, coltiviamo basilico, prezzemolo, salvia e alloro, mettiamo un gazebo!

Per sublimare la voglia di orto sono riuscita a iniziare un corso di orticoltura biologica il sabato mattina, al quale, inaspettatamente, si era unito anche mio mio marito e così, per un po’ di sabati mattina, si andava a zappare.

La Principessa di Campagna ha avuto i suoi 15 minuti di celebrità quando, un anno, siamo andati in vacanza in Messico. Arrivati in Chiapas, è rimasta ipnotizzata dai colori che le violentavano gli occhi ma una cosa su tutte aveva attirato la sua attenzione: le amache.

Dai amore tanto abbiamo il balcone, compriamone una ti prego! Ti prego, ti prego, ti pregooooo.

Ma guarda che non ci sta, poi abbiamo gli zaini dove la mettiamo? Si ci sta, la arrotoliamo bene, la struttura in legno è lunga come il tuo zaino, nel tuo ci sta..daiiiii.

Lei gli straccio’ talmente le palle che riuscì a portarsi l’amaca messicana a Torino: una stupenda amaca da albero, non da balcone, in legno e corda grezza bianca.

Per portarsela dietro per tutto il Messico, ogni volta che cambiavano hotel, i minuti di silenzio carichi di “Te l’avevo detto che non ci stava!!!” erano piccole bombe a orologeria ma la Principessa di Campagna, astuta come una volpe,  si ritirava nei suoi appartamenti, strategicamente in silenzio.

Una volta a casa, non ha mai detto “Avevi ragione tu” perché  si nega sempre anche davanti all’evidenza, ce lo insegnano da bambine e l’amaca giace indisturbata in cantina.

Il fatto che abbiamo due balconi è diventato funzionale anche alle cene con gli amici, al venite da noi ma si fuma fuori; il balcone è diventato, d’estate, il mo posto preferito in cui prendere il caffè la mattina e, di notte, il mio rifugio quando soffro d’insonnia.

Negli anni le abitudini dei vicini e dei passanti dal balcone hanno iniziato a scandire la mia quotidianità: Sandra la portinaia alle 9,30 inizia a pulire in giardino, verso le 12,30 suona sempre il postino e più di due volte, fra le 13 e le 14 il proprietario della pizzeria del quarto piano rientra a casa e sta un po’ con il figlio e la moglie, alle 19,30 un ragazzo in bici passa a ravanare nei cassonetti in cerca di ferro e altre cose utili.

Un pomeriggio d’estate il distinto signore del quinto piano ha deciso che Torino era come Cap d’Agde, si è piazzato totalmente nudo sulla sdraio spalmandosi olio ovunque incurante del fatto che noi, dal sesto, avevamo una visuale panoramica sui suoi decadenti gioielli.

Nelle notti senza sonno, la giovane ragazza del terzo piano rientra a casa tardi: l’accompagna sempre lui, il fidanzatino, si baciano appassionatamente, poi lei apre il cancello e lui si allontana guardandola.
Chissà se stanno ancora insieme, questa estate l’ho passata a Lisbona e i protagonisti delle mie giornate me li sono persi ma ne ho trovati altri.

A Lisbona ho una finestra, mia, tutta mia, solo nella mia stanza.

Quando sono arrivata la cosa ha creato molto scompiglio interiore e tanta amarezza: sono lontana da casa, voglio almeno un balcone mio, tutto mio.

La Principessa di Campagna ha fatto molti capricci, da quella finestra non si vedeva nulla, solo un piccolo pezzo di cielo; quando abbiamo fatto pace, io e lei, abbiamo iniziato a vedere la vita anche qui.

Dalla finestra della mia stanza persone e oggetti riempiono le mie giornate e la mia fantasia. Le mie osservazioni sono per lo più serali e  il mio piccolo interno cortile, racconta molte storie.

Tutta l’estate ho visto il signore del primo piano nella sua camera da letto, dalle ampie finestre senza tende, stare sdraiato per molto tempo, a petto nudo e in boxer neri, a guadare il soffitto pensando a chissà cosa.

Parallelamente, ogni sera verso le 21, una donna bionda, forse di mezza età, fa uscire il suo cagnone a fare due passi, nel buio del cortile, vedo dall’alto che inganna il tempo con il suo cellulare, lo schermo illuminato e il suo dito che fa scorrere annoiato le notifiche di Facebook.

Le scale del terzo piano, mi dicono che lì abita una famiglia, un piccolo triciclo rosso è parcheggiato davanti alla porta; se guardo a destra ma due piani più sotto, una finestra senza tende e le piante grasse sul davanzale, mi racconta la storia di una cucina abitata da una famiglia con la cameriera in livrea.

Lei svuota ogni sera la lavastoviglie e riordina le poche cose adagiate nel lavandino, un paio di volte ho visto due gambe pelose e muscolose in pantaloncini, che penzolano dal ripiano vicino al lavello.

Per ultimo appare il nostro portiere, uomo assai burbero e di poche parole: ogni sera fa il giro di tutti e sette i piani, raccoglie i sacchi dell’immondizia che siamo tenuti a lasciare davanti alla porta e li trascina in cortile. Vedo i suoi capelli corvini dall’altro, mentre divide i sacchi con grande maestria.

Intanto la Principessa è tornata e mi sta chiedendo se non sia il caso di comprare un’amaca.

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