Dormire in una yurta in Uzbekistan

Avete mai dormito in una yurta? La mia prima volta è stata in Uzbekistan.
Provate il campo di Ayaz-Kala!

 

Una delle esperienze più interessanti in Uzbekistan è stata dormire, per la prima volta nella mia vita, in una yurta.
Se vi siete persi il post in cui vi racconto come organizzare il viaggio, lo trovate qui, ma attenzione perchè le informazioni riguardo al visto sono già cambiate.

Raggiungere il campo di Ayaz-Kala

L’escursione l’abbiamo organizzata in loco, nulla era stato pianificato dall’Italia.
Il viaggio in auto da Bukhara al campo è stato piacevole e paesaggisticamente magnifico; attraverso il deserto di steppa e un sole brillante, i venditori di frutta e la vita rurale.


Abbiamo fatto una sola tappa in un autogrill molto autoctono e quasi completamente deserto, il sole di marzo era abbastanza caldo e abbiamo mangiato all’aperto.

Il nostro driver ha ritrovato lì alcuni colleghi, così dopo aver rifiutato il nostro invito a consumare il pasto tutti insieme, si è unito a loro. Autisti da una parte e turiste dall’altra.

Di quel pranzo spartano in un posto che sembrava dimenticato dall’umanità ricordo ogni dettaglio: il pane uzbeko, soffice e caldo, i pomodorini, i cetrioli con l’immancabile aneto e il bagno lurido.

Eravamo in tre, solo donne, felici e senza pensieri su quell’auto e su quella strada che sembrava tutta per noi.
Otto ore di viaggio circa passate a cantare, ridere, dormire, fare conversazione con l’autista, super galvanizzate all’idea di vedere una yurta vera!

Com’è una yurta?


Le yurte sono le abitazioni tipiche dei nomadi dell’Asia Centrale, al campo di Ayaz-Kala ne trovate circa 7/8, ognuna in grado di ospitare da 4 a 6 persone; costruite con uno scheletro di legno e una copertura di tappeti di feltro.

L’interno è molto colorato e a me ha fatto pensare a un tendone da circo, nei colori e nella forma.
L’arredamento non eccelle per il buon gusto ma è bello anche per quello.

All’interno ci sono i letti, pieni di coperte che profumano di montone, un tavolino basso e una stufetta.
L’unica apertura è la piccola porta d’entrata, sempre rivolta a sud.



Le docce e i bagni sono in comune, all’esterno. Lo sciacquone non era funzionante, solo un secchio pieno di acqua da usare dopo ogni volta. Portatevi una torcia se siete soliti alzarvi di notte!
I bagni sono freddi e a marzo, freddissimi.

Tutto è molto spartano, è come essere un po’ in campeggio.
Ad accogliervi una famiglia che gestisce il campo durante i mesi di apertura, di una gentilezza squisita, sempre sorridenti e pronti a riempirvi il bicchiere di vodka, se siete degli estimatori di questa bevanda.

Noi siamo arrivate al campo molto presto perché abbiamo scelto di non visitare tutti i forti che ci hanno proposto e che avremo incontrato lungo la strada.

Vorrei sottolineare che con l’agenzia Minzifa Travel, con cui abbiamo organizzato il tutto, sarete molto liberi:
potete aggiungere o togliere visite a siti e monumenti in base alle vostre esigenze.
Non fanno pressioni di alcun tipo e questo è apprezzabile. Inoltre, il loro driver è stato prudente e serio.

Cosa si fa al campo? Niente, un bellissimo niente.
La città più vicina si trova a circa 25 km, il campo è adiacente all’antico forte di Ayaz-Kala, potete andarci a piedi, camminando sulla sabbia finissima del deserto.

Le ore trascorse aspettando il tramonto e la cena, le abbiamo impiegate ammirando incredule il paesaggio desertico circostante, leggendo, chiacchierando, sorseggiando the e vodka.

La luce e i colori che cambiano velocemente vi regalano uno spettacolo difficile da raccontare al ritorno.
A farci compagnia il figlio dei gestori, un bimbo dolcissimo, e il suo gattone.
Abbiamo comunicato per lo più a gesti, a sorrisi e con molti armonici silenzi.



Considerate che essendo marzo, il campo non era totalmente attivo a causa della temperatura.
Alcune tende non erano montate e i pochi turisti che abbiamo visto erano lì solo per pranzare nella yurta e ripartire dopo qualche ora.

Siamo state le uniche a pernottare, dopo aver consumato una cena con i piatti della tradizionale cucina karapalka e uzbeka: pane, zucca e patate bollite, frutta secca, insalatine, dolcetti e the caldo a volontà.

Un consiglio: chiedete espressamente che vi accendano la stufetta, il tepore durerà pochissimo ma farà la differenza.
Noi alle 21 ci siamo tuffate dentro i sacchi a pelo (portateli), con l’aria gelida che soffiava sulle nostre teste e non ci ha dato tregua tutta la notte.
Io ho sofferto parecchio il freddo ma lo rifarei mille volte e il cielo stellato che ho visto quella sera non lo dimenticherò mai.

 

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