Il primo ristorante siriano a Lisbona, il Mezze

Mezze, ristorante siriano a Lisbona. Il mercato popolare di Arroios ospita il primo ristorante siriano a Lisbona. La storia del locale ruota a quella di Fatima, fuggita da Damasco e oggi chef. Tutte le info nel post!

 

Indirizzo

Mezze – Cozinha do Médio Oriente
R. Ângela Pinto 22/23, mercato di Arroios

 


C’era una volta una donna portoghese che ospitò in casa sua una ragazza siriana, una rifugiata.

Dopo qualche tempo, la donna chiese alla ragazza
“Cosa ti manca della tua casa?”
“Il pane”.

Se dovessero fare un documentario su come é nato il Mezze dovrebbe iniziare cosi’.

Per scrivere questo post sto ascoltando della muscia tradizionale siriana.
La musica ti porta via, la mente corre e le dita battono più’ veloci sulla tastiera.

Sono stata in Siria.

Sono stata al Mezze.



Il Mezze é il primo ristorante siriano voluto e creato a Lisbona grazie a un progetto dell’associazione Pão a Pão, Pane al Pane, che ha l’obiettivo di integrare i rifugiati del Medio Oriente in Portogallo.

L’inaugurazione del Mezze é stata un successo, il felice epilogo di chi dalla guerra é fuggito e non l’ha vista solo in TV, come la sottoscritta.

Il progetto, nato dall’idea di tre portoghesi e una giovane donna di Damasco, ha preso forma grazie a una campagna di crowdfunding: sono stati raccolti 20 mila euro e il Mezze è diventato realta’.

Il legame con la tua cultura e con la tua terra passa soprattutto attraverso il cibo e ora, che sono lontana da casa, lo sento più che mai.

Fra i colleghi italiani il cibo é il nostro denominatore comune, non importa se mi stai simpatico o no: se parliamo di cibo siamo tutti d’accordo, l’idea di un piatto di pasta al pomodoro, con il parmigiano vero e l’olio di oliva buono ci fa sospirare all’unisono.

Solo che noi da casa nostra non siamo stati strappati via, noi non siamo rifugiati, siamo espatriati.

A Lisbona, più o meno ogni quartiere ha un piccolo o medio mercato rionale al coperto, quello di Arroios é in una struttura circolare.

Al centro trovate i banchi di frutta e verdura e ai lati ci sono diversi localini, uno di questi é il Mezze, moderno e arredato con gusto, dal colore dei piatti al legno chiaro dei tavoli.

Ci sono dei tavolini sui lati, davanti alle finestre, e un lungo tavolo centrale perfetto per partilhar, per dividere il cibo, ed è proprio da questa idea di condivisione che nasce il nome del ristorante siriano.

Mezze significa qualcosa come “dividere i pasti” e sono tutti quei piattini colorati che vengono offerti in Medio Oriente prima delle portate principali.

Il bancone e la cucina sono a vista, al lavoro ci sono la chef Fatima, il cuore pulsante di questa storia e poi Rafat, Yasser, Fatyn e Shiraz, questi sono solo alcuni dei nomi dei dieci siriani che lavorano qui.

Sul menu, prima di scegliere cosa assaggiare, potete leggere la storia di Fatima, che non è un personaggio di fantasia, lei é proprio li’, la potete vedere e sta cucinando per voi.

Fatima è madre di cinque figli e nonna di cinque nipoti.

A Fatima manca l’odore del cibo nelle strade di Damasco, il profumo del coriandolo che si mischia con l’aglio quando si inzia a cucinare e l’odore della terra quando piove.

A Fatima manca la famiglia riunita per la colazione del venerdì.

Quando è iniziata la Rivoluzione in Siria nel Marzo 2011, Fatima ha perso il marito e la sua casa sotto le bombe.

Nel 2013 è fuggita dalla Siria, portandosi dietro i figli, i generi e i nipoti. Ha attraversato la Giordania e l’Egitto.

Senza parlare alcuna lingua diversa dalla sua, senza mezzi per i suoi figli, senza.

Oggi Fatima cucina per voi, a pochi metri dai vostri occhi, con un velo bianco che le incornicia il viso e le mani che creano piccoli deliziosi manicaretti.

Il ristorante vi propone alcune cose alla carta e una selezione di menu dagli 11 ai 15 euro, vegetariani o di carne.

Io ho assaggiato un menù vegetariano da 13 euro, bevande escluse. Mi hanno proposto il succo al tamarindo, specialità della casa.

Era la prima volta che lo assaggiavo, l’ho trovato subito aspro e strano ma dissetante.

Il mio menù era composto da 5 portate: tre antipastini (mezze!), un pane siriano e un piatto principale.

Morbido l’hummus con l’aggiunta di tahini, quella salsa di semi di sesamo bianco che si utilizza molto nella cucina mediorientale.

Colorato e gustoso il tabbouleh, una insalatina di prezzemolo piccante, bulgur, pomodoro, menta e cipolla.


Ottima con il suo sughetto l’insalatina di melanzane grigliate, pomodorini, noci, prezzemolo, aglio e un tocco di thaini. Per questa ci sarebbero voluti due pezzi di pane, unico neo del menu!

Il pane siriano senza lievito, piatto e circolare, si presta benissimo alla scarpetta, a mangiare senza posate o a spalmarvi sopra l’hummus per fare un fagottino con le mani.


Il motivo principale per cui ho scelto questo menu è la mia passione per la melanzana.
Questa portata è arrivata per ultima, la moussaka di melanzane cotte al forno con pomodoro, spezie e cipolla: morbide, senza semini fastidiosi e calde il giusto, si scioglievano in bocca.

L’unica nota stonata del locale è stata un generale senso di disorganizzazione nell’accoglienza dei clienti e nella gestione delle portate. Non so se è perché avevano aperto da pochi giorni e l’emozione era tanta…tuttavia, per scoprirlo mi toccherà tornarci!

Ah, accettano solo contanti!


 

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