In Cambogia con nostra figlia di 10 mesi

Un viaggio con i bambini in Cambogia è possibile. Il primo viaggio in Asia con nostra figlia di dieci mesi. Due zaini e tre cuori. 

 

Sono partita per la Cambogia con mio marito Ale, mia figlia Nina di 10 mesi, due zaini e un po’ di ansietta.
Primo volo intercontinentale per lei e per noi con lei, prima Asia tutti insieme, prima volta di tante altre cose.

Sono rientrata 10 giorni dopo sempre con Ale e con Nina.
Gli zaini non li abbiamo persi per strada ma l’ansietta è stata sostituita da un bel…wow!

L’Asia ci ha accolti ancora una volta con tutto il suo amore, con sorrisi, con calore umano e senso di appartenenza a questa terra.
Lo ha fatto anche e soprattutto con Nina, proteggendola, abbracciandola e circondandola di persone e momenti molto belli.

La Cambogia, come tutta l’Asia, si innamora di te e semplicemente ti ama, ancora prima che tu capisca la grandezza di questo amore.
Si lascia esplorare, ti guida alla sua scoperta, ti fa ridere, ti stupisce, ti regala quella sensazione di un cuore così gonfio di felicità che sembra stia per cadere sul pavimento.

Voi siete incoscienti a portare una bimba cosi piccola in Asia.
Non si ricorderà nulla e si affaticherà solo.
Si ammalerà e starà male.


Queste le affermazione più frequenti prima della partenza: famiglia, amici, genitori, vicini di casa, sconosciuti in aeroporto, sconosciuti in Cambogia, tutti in diritto di dire qualcosa. E per qualche istante ci siamo sentiti cosí in effetti, a forza di sentircelo ripetere.
Un po’ egoisti.

Stavamo camminando tra i templi di Angkor Wat, a Siem Reap: Nina si guardava intorno appollaiata nello zainetto ed ecco che arriva ad alta voce l’ennesimo commento sul nostro egoismo da parte di turisti (italiani ovviamente).

 

 

Forse non avevano calcolato bene la distanza, forse ci avevano scambiato per stranieri.
Basta dai, non se ne può più di questa chiusura mentale.

Continuare a viaggiare anche con bambini così piccoli si può, si deve, è un diritto di noi genitori e un’esperienza intensa per loro, regala benessere a tutta la famiglia proprio perché in viaggio si è ancora più famiglia.

E’ stato faticoso? Si, ma non che i nostri viaggi prima di Nina non lo fossero.
E’ un tipo di stanchezza diversa ma la sensazione di non essersi riposati nemmeno un po’ l’avevo anche quando tornavo dai nostri viaggi.
Dopo una notte insonne meglio svegliarsi e andare in spiaggia che andare al lavoro, no? E’ stato stressante?

L’ansia del volo era nello zaino con me: 13 ore in volo per arrivare a Phnom Penh mi spaventavano un pò.
Ho scoperto che si può fare, basta avere una buona dose di fantasia, tirare fuori qualche gioco magico dallo zaino, passeggiare nei corridoi, prepararsi ad avere mal di schiena perché lei ha bisogno di dormirti addosso.

Ricordo voli intercontinentali interminabili prima di Nina: leggevo, dormivo, guardavo film, chiacchieravo ma mancavano sempre 6 ore all’arrivo.
Il volo con Nina é stato al confronto molto più veloce, perché ero concentrata a far divertire lei.

Devi avere un pó di fortuna con i vicini di sedile, possono essere baby sitter eccezionali, soprattutto se asiatici.

E’ stato pesante per Nina? Alcune parti del viaggio probabilmente si, ha dormito meno del solito e ha dovuto sforzarsi di assaggiare alcune cose non proprio di suo gradimento.
Succede comunque anche a casa, di dormire meno e non mangiare tutta la pappa.

 

Si e’ divertita? Tantissimo. E noi con lei.
Vuoi mettere che bello farsi dei pisolini sul tuk tuk anziché nel lettino, giocare con bimbi dalla pelle più scura della tua che ti accolgono nella loro casa e nei loro giochi, essere coccolata dal poliziotto all’aeroporto, dalle cameriere di quel localino, giocare in un parco davanti al Palazzo Reale a Phnom Phen ed essere allattata tra templi magnifici anziché sul divano di casa?

Viaggiare aiuta a crescere, anche e soprattutto quando si è così piccoli da non ricordare il viaggio, perché é proprio in questa fase che costruisci le fondamenta di ciò che sarai da grande.

Quel bagaglio di esperienze che si fanno viaggiando, i profumi che si respirano, i colori che si vedono, rimangono lì nel profondo del cuore e dell’anima e riaffiorano dopo anni, quando tua figlia sarà diventata un’adulta rispettosa degli altri, tollerante, socievole, amante della vita e della natura.


Vedere e toccare la bellezza di una piantagione di tè, di un tempio, di una famiglia cambogiana che ti ospita a casa propria, di un mercato di frutta fresca, insegna un profondo rispetto nei più piccoli.

Senza doverlo imparare a scuola o con regole imposte, sarà per loro naturale rispettare la diversità, sapere che esiste la povertà e che bisogna fare qualcosa per aiutare gli altri.

Non fare dispetti agli animali, non buttare la carta per terra, non prendere le conchiglie da una spiaggia, non scrivere sui monumenti.

Avranno fame di conoscenza, di nozioni di storia, di antropologia e impareranno molto di più visitando le piramidi in Egitto che studiando gli egiziani tra i banchi.

Sapranno rispettare la compagna di scuola musulmana perché in viaggio avevano conosciuto un’amica in spiaggia con il velo, sapranno che ci sono bimbi con due papà o con due mamme e questo non li sconvolgerà.

Vorranno imparare ciò che non conoscono, misurarsi con i loro limiti e tutto questo grazie a esperienze di viaggio accumulate fin da piccoli nella parte più inconscia di sé stessi.

Una volta soddisfatti i loro bisogni fondamentali, quali bere, mangiare, il contatto e il nutrimento, subentrano anche nei piccolissimi esigenze per lo sviluppo del benessere mentale.
La realizzazione di rapporti umani di qualità e situazioni che incentivano la fantasia e la curiosità trova ampio spazio in un viaggio.

Un viaggio è un’esperienza ricca di stimoli, di colori, di cose nuove per i piccoli, basta un profumo, una spiaggia, un animale mai visto prima, un giro in risciò, una scimmia che ruba il cappellino al mercato, per sorprenderli e mettere in moto elaborazioni mentali ed emotive molto intense.


Sta ai genitori capire se hanno voglia di affrontare un viaggio o decidere quale scusa utilizzare per non andare, purché non sia quella che viaggiare con bimbi piccoli sia sbagliato/pericoloso solo perché più complicato.

Viaggiare con i figli è diverso dal viaggiare senza, così come è diverso viaggiare con un’amica piuttosto che con il marito, viaggiare con il mal di testa è diverso che viaggiare senza e non misuri l’intensità di un viaggio da quante cose hai visto ma da quanto ti porti a casa.

Nina, da diffidente nanerottola, è tornata dalla Cambogia molto più socievole, più aperta verso ciò che non conosce, più curiosa.
Valeva la pena passare  qualche notte insonne per il jet lag? Assolutamente si.

Viaggiare con i propri figli, anche molto piccoli, è un momento di insegnamento prezioso e non va sprecato: permetterà ai piccoli viaggiatori di capire, nel tempo, che anche grazie al loro comportamento il mondo può essere un posto ancora più bello, che potranno andare lontano fino a dove noi non possiamo più vederli, sentendosi liberi di tornare per raccontarci le loro avventure.

2 pensieri riguardo “In Cambogia con nostra figlia di 10 mesi

  1. Ciao Laura, sempre bello leggerti da qualche parte e di altre parti del mondo che racconti, bello anche vedervi girare la Terra quando possibile in barba a chi vorrebbe la gente sempre in casa terrorizzata… confermi anche quello che ho visto anche io in Asia soprattutto: tanti stranieri specie francesi intrepidi carichi di bambini nello zaino con il proposito di dargli una educazione diversa fatta di esperienze. Se torni in Cina per un giro con Nina mi aspetto che ci arrivi in transiberiana… 🙂 A presto!

    1. Ciao Michele! E pensare che è iniziato tutto con te a Shanghai! Hai ragione, gli stranieri sembrano un po più avanti di noi nell’educazione “on the road”, noi italiani facciamo più fatica a lasciar andare qualche àncora culturale troppo pesante. Ma prima o poi anche noi, mammoni con la maglietta della salute, cambieremo !

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