In Cambogia da sola. Caro, vado e torno.

In Cambogia da sola.
17 giorni in compagnia di me stessa e 40 dollari al giorno:
info pratiche, parti informato!

Quando ho conosciuto Alessandro ero nella fase “Cambogia”.
Guida comprata, sottolineata, già consumata.
Nello stesso anno sono passata alla fase “India e la Cambogia è finita un cassettino per uscirne fuori, impolverata, quasi cinque anni dopo.

Lo scorso dicembre ho detto mio marito che avevo un conto in sospeso con la Cambogia e quindi “Io devo proprio andarci da sola”.
Ho ritirato fuori la vecchia guida, galvanizzata ma tremante (con Alessandro al mio fianco) ho comprato il volo Milano-Bangkok. (479 euro, Ethiad Airways).
Avevo paura? Tantissima.
Ero felice? Sì.
Ho sofferto di insonnia i giorni precedenti la partenza? Come sempre.

Avevo una sfida? CERTO.
30 dollari al giorno, doveva essere questo il mio budget tra vitto, alloggio, escursioni ed extra.
Ho perso? Sì, ma solo perché sono una principessa e ho voluto dormito sempre in una stanza singola, eccezion fatta per l’ultima notte a Bangkok.
Il budget è salito a 40 dollari al giorno per 17 giorni.

Partenza e itinerario

Febbraio è un mese perfetto, siamo nel pieno della stagione secca, fa caldo ma l’umidità non ti fa impazzire così tanto come un aprile in Myanmar!
Di programmato, nulla.
Una serie di tappe tutte mentali e la ferma intenzione di arrivare fino a Mondulkiri, la parte più selvaggia del paese (così recitava la guida).
Il tour definitivo ha toccato queste località Bangkok-Phnom Penh- Mondulkiri-Battambang- Siem Reap- Bangkok.
Dall’ Italia ho prenotato solo l’hotel per la prima notte a Bangkok, tutti gli altri scelti e confermati  in loco; e per la mutevole natura di un viaggio non organizzato, soprattutto in questa parte di mondo, è la scelta migliore.
Non rimarrete mai senza un hotel nel sud-est asiatico, e sopratutto senza una sistemazione economica.

cambodia-1600374_960_720 Da Bangkok, un volo interno mi ha portata a Phnom Penh all’andata e riportata in Thailandia da Siem Reap al ritorno.
Il mio arrivo a Bangkok è stato un “ritorno a casa”, l’Asia la sento proprio così.
Ho prenotato un hotel piccolo e brutto vicino all’aeroporto Don Mueng, da cui sarei ripartita prestissimo il mattino successivo.

Ho passeggiato per le strade sporche e piene di vite di questa zona della città, ho respirato smog e profumo di noodles a pieni polmoni, ho mangiato dalle bancarelle e mi sono fatta fare un massaggio.
Ore di riposo, di silenzio, di coccole, di preparazione al mio appuntamento con la Cambogia.

Hotel che posso consigliare

La doverosa premessa è che per tranquillizzare soprattutto me stessa e poi mio marito, come donna che viaggiava da sola ho cercato di prenotare hotel che fossero in zone centrali, comode ai servizi, con un banco escursioni e il wifi.

Phnom Penh: Mama Veary Guesthouse

57456784Qui mi sono trovata benissimo, si trova in posizione ottima: siete a pochi minuti a piedi dal Museo Nazionale e dal Palazzo Reale, ci sono sia camere singole che dormitori, il wifi in tutta la struttura, un ristorante annesso e una reception super organizzata.
Vi prenotano tutti i trasferimenti e i servizi di cui avete bisogno, dal treno al bus, al tuc tuc per tutto il giorno con il driver.
Si sono occupati della prenotazione dell’autobus che mi ha portato da Phnom Penh fino a Mondulkiri e sono venuti anche a prendermi direttamente in hotel. Il biglietto è costato solo 12 dollari, il transfer dalla guesthouse alla stazione dei bus l’ho fatto in motorino (senza casco) e non aveva costi aggiuntivi. Ho viaggiato su un minivan pulito e nuovo.

Battambang: Star Hotel

248525_15081815030034509238Questo hotel è in posizione strategica perché vicino alla stazione degli autobus e io sono arrivata la sera, a piedi ci sono arrivata in pochi minuti. Inoltre è vicino al mercato notturno.
Definisco vicino: per me era una passeggiata di circa mezz’ora, il personale non parlava un inglese perfetto ma dipendeva da chi era in turno, in ogni caso tutti erano in grado di fornire assistenza o informazioni base. 

La camera era grande, pulita e spaziosa, senza finestra. Il bagno un paradiso, ci si poteva stare in tre, wifi in tutta la struttura, la colazione a richiesta ma da fare nell’hotel accanto e non ne ho usufruito, ho invece utilizzato il servizio lavanderia, comodo e veloce.

Sen Monourom: Long Vibol Guesthouse

48871828Questa struttura è molto carina, dista un paio di chilometri dalla zona centrale. Completamente immerso nel verde e nel silenzio, una parte era in costruzione visto il crescente interesse turistico per questa zona da parte dei tour operator.
La zona reception/sala comune in cui consumare tutti i pasti è serata dalle camere che trovate sul retro, non immediatamente visibili appena arrivate. Bagno spartano, camera spaziosa per me sola.
Le camere sono disposte lungo un porticato vista giardino, molto curato, con amache e aree relax.

Caffè tremendo e pasti, da scegliere sul menu à la carte, buoni.

Bangkok: Restdot Hostel

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Ostello molto carino, pulito e moderno. Wifi ovunque, the e caffè a richiesta a prezzi accessibili, in zona Lumphini Park e con un 7eleven vicino. 

Ho dormito in un dormitorio femminile, 4 letti, bagno in comune. I bagni sono puliti e ti forniscono gratuitamente l’asciugamano per la doccia.

Arrivo in Cambogia

Dopo un’oretta di volo, la capitale della Cambogia mi ha accolta con il sole e il tuc tuc che mi era stato inviato dall’hotel in base ai nostri accordi.
A Phnom Penh ho trascorso tre giorni, dedicandomi alla visita dei siti più importanti come la Pagoda d’Oro, il Museo Nazionale e il Palazzo Reale.
Molti turisti non visitano questa città, personalmente l’ho trovata più vera di Siem Reap, ormai meta di turismo asiatico e occidentale di massa.
Una volta arrivati qui potete davvero decidere come spostarvi per tutto il paese, quasi tutti gli hotel vi forniranno i servizi di cui avete bisogno e il lungo fiume pullula di agenzie pronte a organizzarvi escursioni, trasferimenti nei paesi confinanti, viaggi in bus, in treno, in barca e in aereo.

Chiedete e vi sarà dato. Io ho fatto tutto con la guesthouse.

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I luoghi del genocidio 

La ragione principale per cui ho dedicato tre giorni a Phnom Penh era la ferma intenzione di visitare i luoghi del genocidio perpetrato dai khmer rossi. Ho trascorso una giornata intera fra il campo di sterminio di Choueng Ek e il Museo Tuol Sleng. 
La giornata più pesante e dura di questo viaggio ma fondamentale. Non riesco a pensare di visitare un paese ignorandone la storia.
Trovate qui il mio personale racconto presso i luoghi del genocidio.

Verso la selvaggia Mondulkiri 

cambodia-1527454_960_720Con un viaggio di sette ore in autobus ho raggiunto Sen Monorom, capoluogo della provincia di Mondulkiri.
Una cosa che ricordo di questo momento è che quando sono salita sull’autobus c’era una sola ragazza oltre me, occidentale. Anche lei sola.
Ci siamo guardate come ci si guarda fra persone che si riconoscono, in una sorta di tacito sguardo rassicurante.
A Mondulkiri ho fatto un trekking nella giungla che ho ampiamente raccontato in questo post.
Per due giorni, insieme a Elisa, una ragazza italiana conosciuta nella guesthouse in cui alloggiavo, ho fatto un trekking poco impegnativo e dormito presso una delle comunità locali, i Bunong.

In autobus verso Battambang e via fiume verso Siem Reap

cambogia in viaggio da solaArrivata a questo punto del viaggio dovevo fare qualche scelta logistica, quindi ho deciso che sarei arrivata a Siem Reap via fiume partendo da Battambang!
Se siete a Mondulkiri, per proseguire il vostro viaggio in Cambogia, dovete per forza tornare a Phnom Penh, snodo principale per tutte le altre destinazioni.

Sono risalita su un minivan per un giorno di viaggio intero, non ci sono autobus diretti e i pullman per la capitale sono due al giorno: mattina e pomeriggio. (biglietto a 12 dollari per 10/11 ore di viaggio)
Se siete tirati con i tempi, vi consiglio di informarvi appena arrivati in modo da pianificare gli spostamenti successivi e prenotare subito il biglietto:
utilizzano dei piccoli minivan per cui i posti non sono molti, rischiereste di rimanere bloccati e perdere un giorno.

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L’arrivo a Battambang è stato migliore delle aspettative e ci sono rimasta per un giorno e mezzo.
Solitamente è considerata l’anticamera di Siem Reap, per via della sua posizione geografica che vi permetterà di raggiungerla abbastanza velocemente via terra o via fiume.
Dopo aver abbandonato a malincuore l’affascinante semplicità di Battambang mi sono sentita una intrepida esploratrice non appena ho preso possesso del mio posticino sulla chiatta che in sei o sette ore di navigazione mi ha portata a Siem Reap.
Fatelo, fatelo tutti!! Di viaggi fluviali ne ho fatti ma questo ha avuto un sapore particolare perché sono rimasta per quasi tutto il tempo sul tetto della barca, baciata dal sole, a guardare la vita sull’acqua dei villaggi che abbiamo attraversato fino a raggiungere il Lago Tonlè Sap.

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Angkor Wat

Il mio viaggio da sola si è concluso a Siem Reap, dove ho trascorso tre giorni interi solo per visitare l’Angkor Wat e uno per riposarmi prima di trovare a Bangkok.
Vorrei dirvi che ci ho lasciato un pezzo di cuore, ma il cuore fa selezione e di lasciare frammenti qui non ne ha voluto sapere!
Siem Reap  rappresenta tutto ciò che non mi interessa: turisti, turisti, turisti, rumore ovunque, luci al neon, Pub Street, la via centrale, di asiatico non ha niente, potresti essere in una qualsiasi città occidentale e quasi non ti accorgeresti della differenza. Non vi dico che pullula di pub, direi che il nome dice tutto.
Sono assolutamente consapevole del fatto che per molte persone in città come Battambang non ci sia nulla e a Siem Reap ci sia tutto. Però c’è l’Angkor Wat.

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Per visitarlo avete diversi opzioni, in bici, in tuc tuc, con un autista privato. 

A Siem Reap ho ritrovato Elisa e con lei ho diviso la spesa del tuc tuc (60 dollari per 3 gg) scegliendo il pass da tre giorni (40 dollari):
per scegliere il tuc tuc dovrete lanciarvi nella solita contrattazione, vi faranno pagare anche il supplemento alba e tramonto se volete recarvi al sito in quelle ore alla ricerca dello scatto migliore.

Noi abbiamo fatto il giro del grande circuito che vi permette di vedere templi più distanti, se avete poco tempo fate il piccolo circuito e vedrete i principali.
Il giro in sé, per tre giorni consecutivi, è abbastanza stancante per via del caldo, riposatevi fra un tempo e l’altro, alcuni hanno scalinate molto ripide.
Non ricordo in quale tempio nello specifico ma l’acesso era interdetto ai bambini sotto i 12 anni e alle donne in gravidanza proprio per la scalinata.
Consiglio caldamente una scarpa chiusa e comoda, fondamentale che vi tenga ferma la caviglia ma sono molti i turisti in infradito; anche l’abbigliamento è importante, potrebbero fermarvi o meno, nel dubbio: pantaloncini al ginocchio e maniche corte.

Il complesso in generale è stupendo ma l’Angkor Wat in sè non rientra fra i miei templi preferiti, complice il fatto che anche qui si ripresenta l’elevato numero di turisti, bancarelle, pullman dei viaggi organizzati. Un vero scempio.
Il Bayon Temple invece è mozzafiato e me lo porto nel cuore.

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Ritorno a Bangkok

Sono ripartita da Siem Reap il mattino del quarto giorno, un volo mi ha riportato in Thailandia.
L’ ultima notte nella zona di Bang Rak. L’ho scelto volutamente perché in zona Lumphini Park: in questo parco che ho trascorso il mio ultimo giorno di viaggio per raccogliere i pensieri, per ascoltarli bene e rielaborarli, per prepararmi al ritorno.
La sensazione più intensa avuta durante tutto il viaggio, nelle lunghe ore di silenzio, è stata quella di riuscire a sentire tutti i pensieri, fra me e me. Un po’ li ha lasciati al Lumphini.

 

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