In Toscana, nel monastero de “Il Paziente Inglese”

In Val d’Orcia esiste un posto speciale, antico e immerso nel verde.
Il monastero di Sant’Anna in Camprena, location del film “Il Paziente Inglese”, é un agriturismo in cui è possibile trascorrere piccoli momenti di pace. Tutte le info nel post.

 

Dove: Toscana, Val d’Orcia, Pienza
Info e prenotazioni: S. Anna in Camprena

 

Memore dell’emozionante racconto di un’amica che aveva trascorso un fine settimana nel monastero in cui è stato girato “Il Paziente inglese”, tempo fa, in preda a un attacco di romanticismo acuto, mi sono spiaggiata sul divano con un the caldo, i biscotti, i fazzolettini e ho guardato il film.

In realtà non ho pianto ma mi è venuto il nodino in gola.

Le due cose che ho amato di più sono state: la scena in cui la Binoche oscilla sulla fune, sospesa, godendo degli affreschi di Piero della Francesca da una prospettiva unica e con un’ espressione estatica e la lettera che Katherine scrive al suo amato prima di morire, da sola, nella grotta in cui lui l’ha dovuta lasciare con la promessa di tornare a prenderla.

Un passaggio in particolare mi ha fatto emozionare:

“Moriamo. Moriamo ricchi di amanti e di tribù, di gusti che abbiamo inghiottito, di corpi che abbiamo penetrato risalendoli come fiumi, di paure in cui ci siamo nascosti come in questa caverna stregata senza memoria, qualunquismo, indifferenza, mediazioni e ripensamenti. Voglio che tutto ciò resti inciso sul mio corpo, siamo noi i veri paesi, non le frontiere tracciate sulle mappe con i nomi di uomini potenti.”

Siamo noi i veri paesi. Ci ho riflettuto a lungo nei giorni successivi e ho pensato che questa espressione racchiude il senso del mio viaggiare nonostante tutto, del mio viaggiare anche rimanendo ferma. Perché io ferma non ci so stare troppo, sopratutto con la testa, e volteggio, sospesa come la Binoche sopra una fune immaginaria, anche solo se sono sul tram e mi guardo intorno o ascolto le persone.
E i segni me li porto dentro. Incisi nella memoria, negli atteggiamenti interni ed esterni, nel mio sentirmi piccola rispetto al mondo in cui vivo e che amo moltissimo.

Sarebbe bello vederli dal vivo quegli affreschi, rimanere un attimo nelle antiche celle di quel monastero, in silenzio. Basterebbero due giorni o un weekend lungo. Basterebbe una macchina, la musica, la persona giusta e la voglia di celebrare la bellezza della Val d’Orcia, in Toscana.

Ad appena 6 km da Pienza si trova l’agriturismo ospitato all’interno del Complesso Monumentale di Sant’Anna in Camprena.
La struttura è un ex Monastero Benedettino del XV secolo ed è proprio qui che il regista Minghella ha girato alcune scene del film.
Il sito della struttura è in rifacimento, quindi non troverete molte informazioni ma se chiamate al numero indicato vi risponde la gentilissima Ornella, che è simpatica già solo per il suo accento toscano e vi guida nella scelta migliore a seconda delle vostre esigenze.

 

Il monastero è chiuso dal primo novembre a metà aprile, fruibile da Pasqua a fine ottobre, disponibile sia per eventi che per romantici weekend.
I posti letti disponibili sono 40 e vanno dalle antiche celle del ‘500 (con bagno privato esterno) alle camere più confortevoli con bagno e aria condizionata, per passare ai tre appartamenti disponibili e alla suite.
Le tariffe partono da 80 euro per le celle a 200 euro per la suite, a notte, pernottamento e prima colazione inclusi.

 

Ornella mi ha raccontato un po’ la filosofia del monastero, l’attenzione e la cura per i dettagli, il desiderio che per gli ospiti sia un’esperienza unica ed esperienziale, il lusso nella semplicità. Non parlava di lusso materiale ma di quel lusso fatto di emozioni impalpabili, dell’essere circondati dall’arte e dalla poesia, della capacità di saper apprezzare ciò da cui sei circondato in una location del genere, dalle camere al cibo.

Su prenotazione viene servita la cena nella vecchia biblioteca del monastero, oggi adibita a sala da pranzo. I prodotti utilizzati sono tutti biologici e di stagione.
Per chi vuole nutrirsi con gli occhi è possibile visitare il Refettorio con il naso all’insù, per ammirare gli affreschi del 1503 di Bazzi, oppure col il naso all’ingiù a leggere un libro, sapendo che sopra la tua testa, un artista secoli, fa è rimasto sospeso e ha dipinto qualcosa di eccezionale.

E’ così che diventiamo paesi.

@foto sito monastero

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