Io, zia di un’adolescente

Li chiamano Millennials o Generazione Y, quegli adolescenti nati fra i primi anni ’80 e i primi anni 2000. Io sono la zia di una di loro e non sono così terribili come dicono. Riflessioni.


Quando la mia sorella maggiore si è sposata, io ero ancora una studentessa universitaria.
Non ricordo molto di quel periodo tranne la sensazione di rabbia perché “qualcuno”, mio cognato, me la stava portando via.

Lei è stata la prima a lasciare il nido: a seguire mio fratello e infine io.

E’ strana la vita: non fai altro che sgambettare per essere indipendente e non vedi l’ora di andartene da casa ma quando succede davvero e non sei tu la prima a farlo, ti senti un po’ come se ti avessero portato via un pezzo.

Non importa quanti litigi, quante discussioni e quante cene deliranti ci siano state, della tua famiglia volente o nolente sei parte.

La famiglia è un clan e tu ci sei dentro in maniera così radicata e atavica da stupirmi ogni volta.

Non importa quante sfide io abbia intrapreso con mio padre e con me stessa o di quante lotte femministe mi sia fatta carico: la fedeltà al clan esiste e te la porti dentro, anche quando la senti ingombrante e le dici di farsi un po’ più in là.

Avevo poco più di 20 anni quando è successa una cosa straordinaria.
Mia sorella è diventata madre.

Non ricordo come ho vissuto la sua gravidanza, la mia memoria vacilla.
Credo in maniera abbastanza indifferente, troppo presa dalla mia vita universitaria e dalla bramosia di scoprire il mondo. Concentrata solo su me stessa.

Nella mia testa, mia sorella è diventata madre solo quando io ho visto mia nipote, Valentina.
Sono stata la prima del clan a tenerla in braccio dopo mamma e papà.
Lei era un esserino minuscolo e paonazzo.
Brutta come sono i neonati, perché diciamolo… i neonati sono indifesi, teneri e fragili ma bellissimi no.

L’unica cosa che ricordo di quel momento è che mi si è spappolato il cuore e un unico silenzioso pensiero ha attraversato la mente.

Se questo è quello che provo io, chissà cosa prova mia sorella che l’ha appena messa al mondo?

Il pensiero l’ho tenuto per me e conoscendomi avrò detto qualcosa di stupido, per non far trapelare un’emozione che mi faceva sentire vulnerabile e nuda.

Valentina è cresciuta e qualche anno dopo, mentre ero in Tunisia per lavoro, è nata anche Victoria, sua sorella.

Quel momento lì, quel tenerla in braccio a poche ore dalla sua nascita l’ho perduto per sempre.

Non sono stata una “classica” zia, spesso assente, poco presente e di contorno; non sono una di quelle che sposta programmi o si strappa i capelli per essere in prima fila a ogni compleanno, ogni saggio di danza o recita di Natale.

Un po’ perché trovo claustrofobici questo genere di rituali sociali, un po’ per provocare le aspettative del clan al ruolo che ti attribuisce e un po’ perché la prendo in maniera leggera: se posso vengo ma se ho già preso un impegno, ci sarò la prossima volta. 

A volte il clan si è offeso e sono stata riportata all’ordine, perché la cultura dell’onore e del rispetto in una famiglia di siciliani è cosa seria.
Solo che io, l’Onore e il Rispetto, li dimostro in modo diverso e non credo vengano meno se non partecipi a ogni rituale sociale a cui sei invitata.

Le mie nipoti le adoro e negli anni le distanze con il clan si sono accorciate: cresci, capisci, perdoni, rielabori, cambi e ti rendi conto che il tempo è davvero prezioso.

Valentina fra qualche giorno compie 17 anni e io mi sento una zia strafiga.

Intanto perché ci scambiano per sorelle e il mio ego galoppa e, poi, perché ho la fortuna di essere così vicina al suo mondo, a quello dei tanto criticati e giudicati Millennials.
Lei non lo sa ma mi fa un grande dono ogni volta, mi fa entrare nella sua vita e mi permette di capirli un po’ di più.

Valentina studia a Torino e ne sono felicissima perché spesso viene a dormire da noi.
Mio marito ci lascia il lettone e lui si prende il divano.

Le notti con lei sono uno strazio.

Si muove continuamente e mi ruba le coperte mentre dorme beata.
La mattina alle sette, serafica, fa domande di primaria importanza per la sua vita da liceale.
“Zia, hai un mascara che il mio è secco?”.

Mentre penso che non vedo l’ora che esca di casa, mi alzo e le preparo il the mentre lei si fa bella; le chiedo se ha la merenda e insisto per darle qualcosa.

In pigiama e con gli occhi chiusi le faccio compagnia in cucina.

In quel momenti la verità si palesa con tutta la sua violenza: ho fatto mie le dinamiche del clan.
Ritrovo in me gli stessi atteggiamenti di mia mamma, quando l’adolescente ero io.

Non so cosa si provi davvero a essere madri ma so cosa si prova a essere zie.
Un grande senso di responsabilità, un gran calore che ti pervade dentro e tante soddisfazioni commoventi.

Se fossi madre, io che sono una viaggiatrice seriale, comprerei a mia figlia uno zaino per girare il mondo.
Uno vero, uno da viaggiatrice consumata.

Nel frattempo, cerco di trasmettere a Valentina una grande la curiosità, la voglia di viaggiare e di conoscere posti nuovi, l’amore per la diversità.

Due anni fa l’ho portata a Berlino e le ho proposto un accordo.
Ognuna delle due avrebbe coinvolto l’altra in un’attività a sua scelta. Senza opporsi, giudicare o lamentarsi.
Affare fatto.

Io le ho chiesto di dedicare un giorno alla visita del campo di concentramento di Sachsenhausen.
Lei mi ha chiesto di portarla all’Hard Rock Cafè.

Era il suo primo volo e aveva una paura folle, mi ha tenuto la mano durante il decollo.

 

 

Dall’Hard Rock Cafè non voleva più uscire e mentre eravamo al campo ha chiesto qualche volta quando saremmo andate via.

Ho riso molto quel weekend ma nel mio cuore sento e spero di averle lasciato qualcosa di quei giorni.
Qualcosa che sia lì, anche fermo per ora, ma che fermenti ed esca fuori.
Un semino che trovi la sua primavera. 

Due anni dopo quel viaggio lei è cambiata moltissimo, i nostri discorsi sono diventati più belli e vicini.

Un pomeriggio abbiamo fatto una torta di mele e mentre lei si lamentava dei nonni ho provato a raccontarle che vita hanno fatto, che problemi hanno avuto.

Vi ricordate il momento esatto in cui avete capito che i vostri genitori sono stati a loro volta bambini e adolescenti?
Quando ero adolescente mia madre era solo mia madre.

Ancora non sapevo che era anche una donna, che era stata una bambina.
Non vedevo i miei genitori per quello che erano stati.

Due ragazzi nemmeno ventenni che avevano lasciato la Sicilia per noi figli.
Per venire a Torino a lavorare e farci crescere nel ricco Nord.

Solo molti anni dopo ho visto quante donne ci sono dietro mia madre e quanti uomini dietro mio padre.

Ogni clan ha le sue storie e io provo a raccontarle a Valentina per farle vedere un po’ meglio quelle donne e quegli uomini.
Spesso lei non risponde e mi ascolta in silenzio. 

Mi manda messaggi scemi e seri, mi parla della scuola e di vestiti.
Mi chiede consigli sui ragazzi e io piango di nascosto perché lo chiede proprio a me.

Proprio a me, che fino a qualche anno fa ero solo la zia della domenica a pranzo dalla nonna.
Non è stato facile né veloce conquistare la sua fiducia e vincere il mio diritto ai consigli di cuore.

Nel suo mondo posso entrare solo in punta di piedi, senza forzature.
Posso farlo ascoltandola e aspettando che sia lei a volermi raccontare le cose.

Valentina sta crescendo e un po’ mi dispiace, vorrei tenermela stretta stretta nel lettone anche se non sta ferma. In lei rivedo sempre me stessa alla sua età.

Gesticola tantissimo, parla di corsa, è confusionaria e ha una sensibilità estrema.

E poi scrive, ho scoperto che scrive cose incredibili e me la manda via mail per farmele leggere.
Quando me l’ha raccontato, mi ha spiazzata.

Perché i millenials sono così.
Con naturalezza ti lanciano delle bombe a cui non sei preparato.

E non sono tutte brutte, quelle bombe.
Zia, scrivo.

La sgrido quando a cena sta al cellulare o mette i gomiti sul tavolo, lei sbuffa ma ubbidisce.

La sgrido quando sbaglia i verbi e in un discorso dice 5 cioè e una frase intera.

Poi mi ricordo che scrive e quando lo fa è come se fosse un’altra adolescente, i cioè spariscono e al loro posto ci sono frasi corrette, aggettivi delicati e concetti profondi.

Due Valentine abitano in lei e ho la fortuna di vederle entrambe, perché me lo permette.

Non lo so come si fa la mamma ma provo a fare la zia.
E spero di non fare troppi casini perché la paura c’è. Sempre.

Qualche settimana fa mi ha mandato un messaggio che mi ha fatto vibrare.

Hey zia, per il mio compleanno quest’anno voglio mettere da parte tutti i soldini che mi regalano, questa estate vorrei andare a fare un’esperienza all’estero.

Due Natali fa i soldi li voleva mettere via per l’I-Phone.

E io ho sfiorato il cielo.

 

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