La mia coinquilina Annette

Le mie coinquiline, tutte donne diverse. Il mio appartamento è un grande incubatore sociale e osservare come cambiano e si evolvono le dinamiche fra noi è davvero interessante. Il mio rapporto con Annette, l’osso duro.

 

Sono a Lisbona da quasi nove mesi e finalmente il mio appartamento si è riempito di donne!

Piccola premessa: l’appartamento in cui abito è aziendale, quindi c’è chi arriva e chi va e nei primi mesi i miei coinquilini sono stati prevalentemente ragazzi, tutti gentili e accoglienti per carità, ma il mio bisogno di femminile ne ha sofferto un po’.

Sia chiaro, ho lavorato e vissuto in ambienti con molte donne e non sono sempre stata bene, per i soliti e noti motivi: la competizione, la cattiveria, lo sparlottare continuo… tutte queste cose mi sono venute a noia presto e da lì a dire “meglio lavorare con gli uomini” il passo è stato breve.

Vivere con più ragazzi che ragazze invece, è stato più complicato per tanti motivi ma procediamo con ordine.

Quando sono arrivata qui le uniche donne presenti erano due ragazze francesi, passato il momento delle presentazioni iniziali abbiamo instaurato un rapporto che non andava oltre le semplici chiacchiere da cucina.

Chiamerò le due francesi Annette e Amélie.

Le chiacchiere da cucina sono quelle che si svolgono, in questa casa, durante la preparazione dei pasti e di solito iniziano con un “Come è andata la tua giornata?”

La conversazione a quel punto può prendere solo due strade:

A- Il vicolo cieco: “Bene, grazie”

B-Il labirinto di Cnosso “Bene e la tua? Cosa cucini? Cosa fai nel tuo giorno libero? Hai un’estetista da consigliarmi?”

Ameliè era una da labirinto ma è andata via molto presto, quindi sono rimasta sola con Annette e i ragazzi e non è stata una passeggiata.

Loro erano arrivati in casa tutti insieme, si frequentavano anche dopo il lavoro, avevano quella complicità e confidenza di chi ha vissuto la stessa esperienza fin dall’inizio, di chi parla la stessa lingua anche se si parlano lingue diverse, di chi usa un tormentone sapendo che solo i membri del tuo gruppo ne possono cogliere ogni sfumatura e farsi grandi risate.

Tutti noi conosciamo queste dinamiche di appartenenza un gruppo, indispensabili alla nostra crescita da quando siamo bimbi a quando entriamo nella vita adulta.

Io ero solo l’ultima arrivata, una che doveva integrarsi nelle dinamiche dell’appartamento, del gruppo, dei discorsi davanti alla TV dopo cena.

Mi sono integrata benissimo, in camera mia. Era tutto troppo, troppo per me, passata da una vita in due a una vita in tanti in cinque giorni.

Già muoversi con naturalezza in una cucina che non è tua fin dalla prima sera non è banale: tu sai che puoi cucinare usando spezie e stoviglie che sono li per tutti, ma hai voglia di chiedere il permesso, perché quella non è casa tua, non è la tua cucina e non conosci quelle persone.

Questo essere l’ultima arrivata e pure femmina, non era solo un dato di fatto, era un qualcosa di molto forte che Annette, assolutamente una da vicolo cieco, mi ha fatto sentire senza tanti sconti. 

Non mi piacciono le ragazze e non mi interessa conoscere altre persone, mi dirà Annette qualche mese più avanti.

Una verità superflua da specificare, avrei voluto rispondere io.

Capito molto presto che non le piacevo e che non intendeva avere con me alcun tipo di rapporto, abbiamo cucinato per mesi una accanto all’altra senza rivolgerci la parola, ognuna nel proprio spazio e nel proprio mondo ma sempre con molta educazione e rispetto.

Mi passi l’olio? Si. Buona giornata. Grazie anche a te. Come funziona la lavatrice? Non lo so.

Annette era la regina sia dell’appartamento sia del gruppo ma non aveva fatto i conti con un aspetto importante di questa esperienza: le persone qui se ne vanno e il solido terreno che pensi di esserti costruita sotto i piedi, si sgretola inesorabilmente.

Tutte le tue fragilità vengono fuori e non passano più dalla porta di servizio, QUELLE pretendono l’ingresso principale.

Le situazioni mutano velocemente, non ti puoi attaccare davvero a qualcuno, non come faresti a casa tua, o meglio, puoi, ma ne paghi le conseguenze.

Alcuni dei ragazzi se ne sono andati, due di loro erano i suoi grandi punti di riferimento, nonché pilastri del gruppo e delle dinamiche di casa.

Per Annette è stata una gran mazzata e a me ha fatto molta tenerezza quando, pochi giorni prima della loro partenza, mi ha guardata e mi ha detto in inglese con il suo accento francese:
“Sarò persa, la prossima settimana io sarò persa”.

Annette in quel momento è diventata umana e io, che ero una femmina da tenere a bada e a distanza, sono “passata di livello” solo perché rispetto alle nuove arrivate, sono qui da molti più mesi e ho comunque un legame con loro, volente o nolente.

Io e Annette abbiamo un passato nella storia dell’appartamento che le altre ragazze non conoscono e questo ha creato una sorta di impalpabile complicità.

Lei ha imparato a conoscermi, ha scoperto che come lei ho voglia di tranquillità dopo il lavoro e anche se sono nata femmina possiamo smetterla di ignorarci, mi attribuisce uno spazio in casa che non è più solo fisico, è un vero e proprio riconoscimento.

Mi chiama Manu e interagisce con me nella chat di gruppo che abbiamo creato per motivi logistici, l’altro giorno ha anche messo l’emoticon di quella che si spacca dal ridere a una mia battuta, sono progressi, credetemi!

L’evento che, in assoluto, ha segnato la resa è stata l’offerta dei suoi pancakes al cioccolato.

Dovete sapere che lei cucina e sembra anche che lo faccia molto bene. Si diletta con dolci e torte salate francesi ripiene di panna e cose buone, ma con i dolci mi pare abbia un rapporto speciale.

A volte capita che al rientro dal lavoro, non appena apro la porta, sono investita da un confortante odore di cioccolata. So che è Annette che sta facendo una delle sue torte.

L’offerta dei pancakes è stata catartica per me, così attenta ai più piccoli dettagli e ai movimenti dei muscoli facciali.

Ho accettato, canticchiando fra me e me Bandiera Bianca, ho riempito il pancake di nutella come lei mi aveva suggerito e abbiamo anche parlato per un’oretta.

Il pancake ha spianato la strada del nostro rapporto e adesso, non siamo amiche, ma nemmeno coinquiline, possiamo dire di essere  aminquiline.

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