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La sua Africa



Lei si chiama Federica e vive a Torino: una separazione alle spalle, la scoperta di se stessa, la rinascita e la totale rottura degli schemi.
Un nuovo amore che la porterà in Africa, la passione per lo sport e un figlio. 

 

Federica, che tipo di persona e di viaggiatrice eri prima di conoscere il tuo attuale compagno?

Ero sposata, ero una donna conformista che seguiva le regole della società passo dopo passo, come se le fasi fossero già state decise da qualcun altro.
Viaggiavo solo con il trolley, in villaggi all-inclusive.
Dopo la separazione mi sono riscoperta e ho capito che avrei potuto fare qualsiasi cosa, che IO ero una donna diversa da quella che ero stata fino ad allora e questo si rifletteva anche sul mio modo di viaggiare: ero in grado di mollare il trolley, prendere uno zaino e andare verso l’ignoto, scoprendo il viaggio strada facendo.

 

Come hai conosciuto il tuo compagno e qual è il primo viaggio che avete fatto insieme?

Una sera di sei anni fa in un locale incontro una persona.
Ci conosciamo, iniziamo a frequentarci e nel giro di pochi mesi mi propone un viaggio in Messico zaino in spalla. Io sono andata in panico ma ho accettato; era una cosa totalmente nuova e non lo avevo mai fatto. Avevo solo dormito in hotel: non sapevo nemmeno che cosa fosse il campeggio. 
Compro il mio primo zaino e partiamo!

 

 

In cosa ti ha cambiato il viaggio?

In tutto.
Lui era (ed è) un uomo molto libero, abituato a girare da solo, senza paure e pregiudizi.
Eravamo molto diversi. Viaggiare insieme a lui mi ha fatto capire che volevo liberarmi da tutti i condizionamenti culturali di cui era pieno il mio cervello.
Non avere piani mi dava un senso di libertà immenso; decidere che una spiaggia ci piaceva e potevamo decidere di rimanere lì giorni o poche ore era bellissimo; scegliere d’istinto che pullman prendere, farsi 15 ore di viaggio fra locali e galline… era entusiasmante.
Ho capito che si viveva meglio come diceva lui, come faceva lui e come mi stava spontaneamente mostrando.
Mi ha fatto cambiare prospettiva e capire che se sogni una cosa la puoi realizzare.


Qual era il vostro sogno?

Vivere fuori dagli schemi alla nostra maniera.


E lo avete fatto… 
Tornate dal Messico e decidete di vivere insieme. Tu continui a lavorare in banca e lui vende il suo locale. Inizia a pensare a cosa poter fare della sua vita e di quel tempo che ha a disposizione e decide di inseguire il suo sogno, appoggiato da te. Ce lo racconti?

Lui decide di vendere il locale per motivi personali e si ritrova disoccupato. Inizia a lavorare come cuoco e cameriere ma il suo grande sogno era l’Africa dove era stato diverse volte e di cui era innamorato. Quindi frequenta un corso per diventare guida safari che prevedeva una parte teorica in Italia e una parte pratica di due settimane in Kenya. Dopo aver analizzato insieme tutto quello che avrebbe comportato, lo appoggio definitivamente.
Parte, era la prima volta che ci separavamo. Riesce a superare l’esame e torna come guida certificata.


Questa scelta cambia le vostre vite definitivamente, soprattutto la tua. Cosa succede?

All’inizio trascorre tre mesi in Sudafrica e il resto dell’anno in Italia.
Da quel momento inizio a trascorrere le mie ferie in Africa e me ne innamoro anch’io.
Un giorno riceve una chiamata: lo vogliono per due anni in Tanzania come manager per gestire un campo tendato per turisti.
Significava trascorrere dieci mesi in Africa e due soli mesi in Italia durante la chiusura del campo.


Ancora una volta affrontate e gestite insieme questa scelta ma in te scatta qualcosa.

Decidiamo che si può fare, che sarà faticoso e difficile ma ci sentiamo forti e solidi.
Io, intanto, avevo ripreso a praticare molto sport e avevo scoperto una forte connessione con la pole dance. Iniziavo a sentire che era qualcosa di più di una semplice passione, capisco che voglio lavorare nel mondo della pole e quindi inizio ad allenarmi sempre di più.
Mi sono detta che anch’io avrei potuto fare della mia passione un lavoro.

 

 

Sono passati due anni dalla sera in cui vi siete conosciuti in quel locale e lui parte per la Tanzania.
Com’è stato il primo anno?

Difficilissimo.
Pensavo di essere pronta invece non lo ero: per dieci mesi non sarebbe tornato e psicologicamente era pesante.
Sapevamo solo che volevamo stare insieme. 
Ci sentivamo quasi tutti i giorni su Skype, ma spesso saltava la linea e non era possibile farlo con continuità.
Sono cresciuta senza mamma e sono stata abituata a essere molto indipendente fin da piccola, quindi, anche se mi mancava, non mi sentivo sola; non ero abituata a una famiglia presente, non in senso tradizionale. Negli anni mi sono costruita la mia rete sociale, delle forti amicizie che considero la mia famiglia. Avevo loro e sono stati fondamentali.

A questo punto la nuova Federica fa una scelta istintiva

Una mattina mi sveglio e penso al mio piano ferie. Lui era partito a fine maggio.
Le prime ferie le avrei avute a ottobre e, senza pensarci due volte, comprai un volo per trascorrere le tre settimane di vacanza in Tanzania, pur sapendo che lui avrebbe dovuto lavorare.


Gli equilibri però cambiano ulteriormente perché sta per succedere qualcosa di molto più sconvolgente nelle vostre vite. Cosa succede il giorno dopo?

Inizio a stare male e guardando il calendario realizzo di avere un ritardo: ero incinta.
Dopo una settimana glielo dissi su Skype. Lui era felicissimo, io serena e non pensavamo alle difficoltà; sapevamo che ci saremmo rivisti a ottobre in Africa e in quel momento contava solo quello.
Dopo i primi due mesi di gravidanza (da sola) ebbi un aborto e, subito dopo, un crollo psicofisico.
Mi isolai da tutti, anche da lui. Sparii e non mi feci più sentire, fino a che lui, preoccupato, non contattò la mia famiglia affinché qualcuno venisse a vedere come stavo.
Le mie sorelle si resero conto che ero troppo vulnerabile e fragile e da sola non avrei potuto farcela. Non riuscivo a prendere decisioni quindi mi portarono di forza a casa loro.
E mi hanno ridato vita. Mi sembrava di essere a casa come quando c’era mia madre; potevo leccarmi le ferite e darmi tempo.
Dopo qualche settimana tornai a casa e poi in ufficio. Mi sentivo ancora distante da lui. Mi sentivo come una sopravvissuta, non riuscivo a includerlo in quella mia perdita e nuova dimensione.


Arriva ottobre ed è ora di salire su quel volo verso la Tanzania. Com’è stato rivederlo?

Non lo vedevo da sei mesi ed ero partita con una nuova consapevolezza che non era quella dell’entusiasmo pre gravidanza.
Lui era lì, ad aspettarmi.
Aveva cinque giorni di ferie e andammo a Zanzibar: eravamo di nuovo noi, io e lui.
E’ stato come innamorarsi di nuovo e in quel momento ho capito che avevamo l’opportunità di vivere quello che molte coppie non vivono più: conoscersi ogni volta ma evolvendo insieme come coppia.
Dopo quella breve e bellissima luna di miele andammo insieme al campo.

 

 

La vita al campo è particolare e tu, oltre a essere una straniera bianca e donna, sei anche la partner del capo. Com’è la vita al campo in quelle settimane?

Esatto. Io ero l’unica donna in mezzo a 50 uomini di religioni e culture diverse.Considerata ricca solo perché bianca e guardata come un’aliena perché avevo viaggiato sola fino a lì, i Masai che lavoravano alla sicurezza del campo non mi salutavano nemmeno se ero con lui, figuriamoci da sola.
Ero un elemento di disturbo e venivo educatamente esclusa anche perché ero compagna del loro capo.
Inoltre fra me e il mio compagno non poteva esserci alcun tipo di contatto fisico o tenerezza in pubblico, altrimenti li avremmo messi a disagio.


Mi hai raccontato che i rapporti sono cambiati. Come hai fatto a rompere il ghiaccio e a conquistarti la loro fiducia?

Ho iniziato alla vecchia maniera, chiacchierando prima con i baristi e i camerieri. Dopo circa una settimana dal mio arrivo decisi di fare un safari con un gruppo. La guida era spaventata, ero vista come un “controllore” che avrebbe potuto fare la spia, magari riportando al capo (il mio compagno) come aveva lavorato.
Durante una breve sosta vidi la guida fumare una sigaretta e, anche se la cosa non era effettivamente molto professionale, mi avvicinai e gli ho chiesi da accendere.
Stavamo semplicemente fumando insieme, ma quel piccolo gesto di complicità sancì l’inizio di un cambiamento: non ero più il nemico o la spia, potevo essere “un’amica”.

 

 

Qual era il livello di comfort al campo?

Totalmente diverso da quello a cui ero abituata. Dormivamo in una piccola stanza con il bagno esterno. All’inizio non è stato semplice ma dopo una settimana mi muovevo come se avessi sempre fatto la doccia con le rane o con una torcia in mano per controllare che nel water non ci fossero delle tarantole!
Mi manca tutto dell’Africa, mi manca anche quel bagno!


Purtroppo è tempo di tornare in Italia. Come affronti questa nuova separazione?

Non volevo tornare a casa, avevamo trovato una nostra dimensione anche lì.
A malincuore rientrai in Italia e prenotai subito un volo per ritornare in Tanzania durante le mie ferie natalizie.
Il mio ritorno al campo fu diverso la seconda volta. I ragazzi mi aspettavano a braccia aperte e fu un dicembre bellissimo… ma finì troppo in fretta. Tornai a casa sapendo che ci saremmo rivisti ad aprile.


Di ritorno dal tuo secondo viaggio africano ti butti più che mai nella pole dance. La tua vita sta di nuovo per essere travolta da una novità.

Tornai a casa e come sempre mi riempii le giornate di allenamenti, avrei avuto una gara a marzo, quindi dovevo allenarmi duramente ma scopro di essere, felicemente, di nuovo incinta.
Lo chiamai subito, questa volta non riuscii ad aspettare nemmeno un’ora!
Continuai ad allenarmi per nove mesi, pur con i miei 30 kg in più, volevo che la mia vita andasse avanti normalmente.
Intanto un amico mi chiese se potevo fargli da maestra di pole dance. Accettai scoprendo di essere portata per l’insegnamento. Questo fortificò la mia convinzione di voler lavorare in quel mondo.


La gravidanza va bene e nasce un maschietto. Lui è presente?

Sì. Alla nascita è tornato in Italia e siamo stati tutti e tre insieme per dieci giorni circa, poi è ripartito per il campo.
Era settembre e sarebbe tornato a gennaio.

 

 

Come vivi i primi mesi di maternità sola con tuo figlio?

Non è stato facile, soprattutto perché ero molto stanca, avevo sempre sonno e non c’era nessuno che potesse darmi il cambio. Ancora una volta i miei amici furono provvidenziali, soprattutto le mie amiche mamme.
Tornai ad allenarmi dopo tre mesi dal parto, il bambino era sempre con me, stava crescendo circondato dalla musica e da donne bellissime. Un bimbo molto fortunato.
Iniziai a seguire i corsi come allieva anche per rimettermi in forma e, mentre io ero sul palo, lui stava nel suo ovetto; scendevo per allattarlo. Plasmiamo così il nostro equilibrio e i nostri ritmi a due. Intanto aspettavamo il ritorno del papà a gennaio, anche perché ci saremmo trasferiti in un appartamento più grande e avremmo avuto bisogno del suo aiuto per il trasloco.

 

 

Il tuo compagno torna per un breve periodo e riparte, cambiate casa, iscrivi il bimbo al nido e ad aprile il papà ritorna per stare con voi finalmente più a lungo, due mesi. Invece, inaspettatamente, cambia tutto di nuovo. Cosa succede?

Quando lui tornò nostro figlio aveva sei mesi e per la prima volta rimase da solo con il bambino mentre io ero al lavoro. Mi resi conto che fino ad allora non lo avevo riconosciuto come padre e il bambino lo sentivo solo come mio. Ero molto possessiva e non ero pronta a ricevere i suoi consigli come genitore.
Avevo accumulato molta rabbia e dovevo lavorarci sopra. Vennero fuori tutte queste cose e ne parlammo a lungo, in modo sano. Nel frattempo a causa di disordini politici in Tanzania fu bloccata l’emissione di un nuovo visto e il ritorno del mio compagno si prolungò oltre i due mesi, in attesa di nuovi sviluppi.


Quindi ora siete in tre sotto lo stesso tetto e nello stesso paese. Come vivete questo nuovo equilibrio?

Lui male. L’Africa è la sua seconda casa ed entrambi eravamo ormai rodati a vivere in due continenti separati. Ovviamente con il bambino cambia tutto e si sta creando un bellissimo rapporto padre e figlio.
Nel frattempo ha trovato lavoro in Italia e io continuo a lavorare in banca part time, faccio la mamma, la compagna e la maestra di pole.
Ho realizzato il mio sogno.


Progetti per il futuro?

Sappiamo che quando lui tornerà in Africa, io e il bambino lo andremo a trovare ogni volta che sarà possibile.
Per il resto viviamo giorno per giorno. Ed è questo il progetto.
Vivere, viaggiare e poleggiare.