Lisbona e la sua street art

Street art Lisbona. Dove? A Marvila! Da quartiere rurale a polo artistico. Storia di un quartiere emergente e del murale di Kobra per la causa indigena.

 

Ho scoperto l’esistenza di Marvila perché ogni giorno mentre vado al lavoro in treno vedo i murales. A novembre scorso ho deciso che dovevo andare a cercare quelle pareti colorate per vederle da vicino.

Con la metro ho raggiunto la stazione più vicina a Marvila e ho camminato ore per trovare quei graffiti. Dal finestrino di un treno le distanze non sono mai come appaiono ma avendo ciccato di parecchio la zona esatta, ho avuto modo di camminare a lungo per il quartiere.

Il suo nome mi ricorda la parola “meraviglia” e per alcuni versi lo è ma la sua bellezza sta nell’essere anche brutta.


Marvila era un quartiere malfamato e prima ancora era un sobborgo rurale, abitato dai portoghesi del nord che qui avevano portato i loro usi e costumi, costruito fattorie e coltivato orti, attirati dalla fertilità della terra bagnata dal Tejo. 

Nel corso degli anni tutta la zona ha assunto un aspetto più urbano ma le sue origini rurali sono visibili negli orti disordinati che le fanno da cornice e nei visi di chi la abita.
Il centro si concentra in una manciata di negozi racchiusi in una piazza, dalle pompe funebri all’agenzia di viaggi. Mi sentivo osservata mentre camminavo curiosa fra le strade semi deserte.

 

Marvila centro

 

Non so quante persone vivano in questa zona di periferia ma Marvila sembra davvero un mondo a parte, surreale, un posto dove un po’ ho avuto anche una paura irrazionale e mi stringevo addosso la macchina fotografica.

I graffiti che la decorano non sono abbastanza per toglierle di dosso quel senso di decadenza che avvolge le sue strade spoglie, gli orti arruffati e l’immondizia un po’ ovunque.

Trovare i graffiti è stato difficile, mi sono persa e ritrovata un po’ di volte.

 

Ho avuto due guide d’eccezione. La piccola Linor, dieci anni, che parlava un ottimo inglese e mi ha fatto vedere i graffiti piccoli come quello della principessa dietro le sbarre blu. A lei piaceva molto e me lo ha mostrato con l’eccitazione tipica dei bambini.

Mi ha colpita profondamente la facilità ingenua con cui Linor mi ha seguita e si è fidata, per poi rientrare in casa agitando la manina in un saluto.

 

Dopo poco metri ho incontrato Simon, sedici anni, che mi ha mostrato invece la via per quelli grandi oltre al suo stupore nel vedermi lì.

“E sei venuta in questo quartiere per i graffiti? Qui non vengono i turisti..”

Abbiamo fatto due chiacchiere, gli ho chiesto se il quartiere è mai stato davvero pericoloso, mi dice che lui non ne ha memoria ma i suoi genitori sì. Ora non lo è più.

Dopo un giro lunghissimo eccole, mi sento eccitata come Linor pochi minuti prima!

Le pareti grandi e colorate che da mesi vedevo dal treno sono davanti a me. 

 

Vado alla ricerca di una parete specifica e poco dopo la trovo.

Uno degli artisti che ha decorato il quartiere non è uno qualunque,si tratta di Kobra, un brasiliano che lotta per la protezione del popolo indigeno sia in Brasile sia nel mondo intero.

In Portogallo ha realizzato il suo primo ritratto nel 2017, scegliendo un’icona della causa indigena: Raoni Metuktire, leader dell’etnia caiapo.

 

Raoni, nato a Mato Grosso, che per me è sempre e solo stato un nome associato ai negozi del circuito sostenibile, lotta da anni per la salvaguardia della foresta e del popolo amazzonico.

Il suo viso è li, dipinto sulla facciata di un palazzo di cinque piani e ti colpisce non solo per i colori, la sua storia o la sua grandezza. Sono gli occhi che mi hanno ipnotizzata, sembrano guardarti dritto in faccia e un po’ seguirti.

Kobra persegue questa sua missione in diverse città del mondo, disegnando figure senza mai tradire il suo stile inconfondibile: i colori accesi, le figure geometriche e la pittura 3D.

Troviamo Anna Frank ad Amsterdam, Gandhi a Mumbai su una facciata alta 30 metri e larga 14 o il Cristo Redentore di Copacabana con le braccia aperte in un grande abbraccio. Mi riprometto di vederne altri e mi avvio verso la stazione di Braço de Prata per ritornare a casa.

Lisbona è anche questa, mi dico.

 

 

Foto dell’autrice

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