Lisbona, il ristorante cinese illegale

A Lisbona ci sono i ristoranti cinesi illegali. Io ne ne ho provati due.
Vi racconto quello in cui ho mangiato meglio. 
Senza nome e senza insegna, solo un indirizzo per trovarlo: il cinese illegale di Rua Guia 9.
Tutte le info nel post!

 

Poco dopo il mio arrivo a Lisbona, nel rituale scambio di informazioni fra expat, ho iniziato spesso a sentire:
“Sei già andato al cinese illegale?”

Come da rito, rigorosamente accompagnata da una ragazza che ci era già stata, ci sono andata anche io,
curiosa come una scimmia!

Perché illegali o clandestini ?

Sono ristoranti nati all’interno di case private abitate da cinesi. Non so come fossero molti anni fa, Lisbona non è più la stessa città di cui mi sono innamorata a vent’anni, tuttavia valgono l’esperienza anche solo per la location.

Ne ho provati due ma vi racconto quello in cui ho mangiato meglio.

Come arrivare

Per arrivarci, dovete prendere la metro e scendere a Martim Moniz.
Se siete a piedi e girovagate per il centro cittadino non potete sbagliare: n
ella piazza di Martim Moniz c’è un gallo, quello di Barcelos, che vi fa l’occhiolino appena usciti dalla metropolitana.


Dalla piazza, fatevi aiutare da Google Map o da un passante, cercate una piccola via che vi conduce nella Mouraria, il quartiere della città caratterizzato dalla più alta concentrazione di immigrati cinesi e indiani.

La vostra meta è in Rua Guia 9 e non ha un nome  un’insegna.
Percorrerete una stradina in salita molto affascinante: striscioni colorati che decorano i vicoli, panchine in legno mezze rotte, piccoli ristorantini con tavolini improvvisati sugli scalini.

Saprete che siete arrivati quando arriverete in una piazzetta carica di personalità, piccola e colorata, con la più insignificante delle porte, il civico 9.



Al primo piano vi attende una anonima sala che ricorda una mensa: lunghi tavoli con bianche tovaglie di carte, ventilatori impolverati che rimescolano i forti odori di cibo e la famiglia cinese che orbita intorno al bancone.

Si parla per lo più a gesti, fatta eccezione per qualche “Olà” di benvenuto.

Il servizio è asettico e i sorrisi pochi, ma voi siete in uno dei quartieri più affascinanti della città a mangiare nell’ex salotto di non si sa chi.

Sul tavolo una penna e un foglio eliminano quasi del tutto il problema della comunicazione: scrivete il numerino che trovate accanto a ogni piatto ed è fatta!

Il menu è, ahimè, tradotto anche in inglese: i turisti nel locale sono diversi e l’esperienza perde un po’ quel senso di illegalità che vi aveva tanto attirati… perché in realtà sono in molti a sapere che esiste!

Una lunga lista di numeri riempie il nostro foglio, siamo abbastanza prevedibili e proviamo i grandi classici: ravioli e spaghettini, melanzane fritte e carne di maiale in agrodolce. Birra cinese doverosa.

Le pietanze arrivano velocemente e con altrettanta foga le divoriamo: buoni e morbidi i ravioli, sia vegetariani sia di carne; buonissime le melanzane che sembrano quasi patatine fritte, tagliate a spicchi e servite con una salsina che ci ricorda la “sabbia”, in realtà è un gustoso sale scuro misto a spezie.


Tremendo il maiale in agrodolce, provato in due versioni ma sostanzialmente identico: fritto, decorato con semini di sesamo e condito con una salsa troppo zuccherina e dal sapore non bilanciato. La carne risulta anche piena di nervetti e poco tenera.

Gli spaghetti di gamberi e verdure sono cotti al punto giusto e saporiti, simili a molti altri cinesi che ci sono in Italia.

A fine pasto ci offrono spicchi di arancia fresca e ci portano il conto: 10 euro a testa, eravamo in 6.
Prima di pagare, intenzionata a scoprire se c’è un altro ristorante al piano superiore, sgattaiolo di sopra. 

Faccio due scoperte: un secondo appartamento, trasformato in cucina, e la finestra del pianerottolo.
Intravedo le stoviglie e due membri della famiglia che mi salutano.

Mi affaccio alla finestra e sorrido: una deliziosa vista sulla piazza mi riempie gli occhi.
Sembra quasi di sfiorare le decorazione colorate che quando cammino posso solo guardare a testa in sù! 

Faccio una foto con gli occhi e con il cuore e scappo sotto per pagare il conto, ho avuto quell’attimo solo per me!

Consigliato a chi è in cerca di avventure rocambolesche (almeno con l’immaginazione), a chi non bada ai fronzoli, a chi apprezza il quartiere in cui si trova il ristorante.

Sconsigliato ai schizzinosi, a chi è amante di un servizio attento al cliente e ai bagni impeccabili.
Se la sola idea vi fa storcere il naso, ci sono molti ristoranti legali in città!

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