Perché le donne cinesi non allattano

Avete mai visto una mamma cinese allattare? Io no, tantomeno in Cina. Allattano a casa, al riparo da occhi indiscreti?
Allattamento in Cina: le reali motivazioni di questo fenomeno culturale

 

E’ opinione comune che il latte materno sia per i primi mesi di vita di un bimbo la migliore fonte di nutrimento, non l’unica possibile per fortuna, ma la migliore.
Questo viene condiviso e trasmesso da millenni in molte culture, sostenuto ancora oggi da medici, pediatri, sciamani, ostetriche e levatrici. Anche in quella cinese.
Ma voi avete mai visto una mamma cinese allattare?

In un parco, un ristorante brestfeeding friendly, una nursery all’aeroporto?
Io no, ne’ in Italia, ne’ in Lussemburgo dove vivo, né in Cina dove ho vissuto.

Davo per scontato che le donne cinesi, un po’ per la maniacale attenzione al loro aspetto fisico, un po’ per pigrizia (perché diciamolo allattare e’ faticoso), non volessero intenzionalmente sacrificare corpo e mente alla causa ma confrontandomi con alcune di esse ho scoperto qualcosa in più della cultura e della società cinese.

Parlare di allattamento in Cina significa parlare di latte in polvere e conseguentemente dello scandalo della melamina: nel 2008 circa 300.000 bambini cinesi furono avvelenati da latte artificiale contenente melamina e di questi 6 morirono per le conseguenze della contaminazione.

Questo enorme scandalo, il più grande di una serie di contraffazioni, che si concluse con la condanna a morte e all’ergastolo di alcuni dei responsabili, avrebbe potuto portare al rilancio dell’allattamento materno ma cosi non e’ avvenuto: ancora oggi il latte in polvere viene preferito al latte naturale anche se questo significa per i genitori importarlo piuttosto che comprarlo in Cina.

Se prendete un volo da Hong Kong verso la Cina vedrete genitori cinesi imbarcare imbarazzanti quantita’ di latte in polvere, il cosiddetto “oro bianco” di Hong Kong.

allattamento in cinaPerché accade questo?

Principalmente per ragioni di carattere socio-economico: con lo straordinario sviluppo che negli ultimi 15 anni ha visto la Cina balzare da un’economia agricola e in bicicletta a una superpotenza mondiale che si sposta in Lamborghini, il livello di produttività e il ritmo frenetico sono aumentati esponenzialmente, coinvolgendo ogni fascia sociale.

Le mamme devono rientrare al lavoro anche prima del terzo mese dopo la nascita del figlio e non hanno molto tempo per pensare a come conciliare lavoro e allattamento, preferendo pertanto il latte artificiale.

Nelle campagne si e’ verificato, a fronte di una crescita economica vertiginosa, uno svuotamento laddove famiglie e coppie giovani si sono trasferite nelle grandi metropoli per cercare lavoro: spesso i figli, anche molto piccoli, vengono lasciati alle cure delle nonne che rimangono in campagna e, per le poche settimane che la mamma rimane a casa dopo il parto, si preferisce non iniziare nemmeno l’allattamento, che richiede tempo per essere ben avviato.

Anche in Italia le donne cinesi rientrano al lavoro praticamente subito e non hanno possibilita’ di scegliere se allattare o no: ricordo in un ospedale italiano una giovane donna cinese, mamma da poche ore, scontrarsi faticosamente con le infermiere del nido che non capivano (e giudicavano) il suo rifiuto di attaccare il bimbo al seno.

allattamento in cinaBisogna inoltre considerare il bombardamento mediatico delle aziende cinesi produttrici di latte artificiale che, dallo scandalo del latte al veleno del 2008, ne sono uscite paradossalmente rafforzate.

Cartelloni pubblicitari, spot, programmi televisivi, libri bombardano massicciamente le mamme cinesi (come avveniva in Italia negli anni ’50) che finiscono per convincersi che il latte in polvere sia la migliore nutrizione per i loro pargoli, che, com’e noto, aumentano di peso molto in fretta mostrando presto belle guanciotte da mordere.

Ricordo che in Cina il più bel complimento che si poteva fare a una nonna a passeggio con il nipotino al parco era:
“ Come é paffuto questo bambino!”

allattamento in cina
Nel 2013 il governo cinese ha cercato di porre limitazioni a questa raffica mediatica delle aziende, dichiarando illegale ad esempio la pubblicità in cui, associato al latte in polvere, compare il viso di un bimbo così come di contrastare la pressione delle stesse sul personale medico e pediatrico per incentivare la diffusione di latte in polvere tra le neomamme.

Nulla di tutto questo è sufficiente: in Cina manca l’informazione sui benefici nutrizionali del latte materno, mancano medici e ostetriche formati e liberi di trasmettere informazioni per aiutare le donne a scegliere se allattare o meno, mancano strutture dove si possa allattare pubblicamente ma con discrezione, come nursery in aeroporti o parchi o angoli allattamento nei supermercati.

Tuttavia la società si sta modificando, dal basso e senza aspettare interventi governativi o politiche riformatrici: ne è un esempio la banca del latte nata a Guangzhou nel 2013, la prima in tutto il paese, per le mamme che vogliono e possono donare il proprio latte.

Un primo e importante passo verso un cambiamento culturale, anche se ci vorranno ancora molti anni prima che si diffonda una corretta informazione sull’importanza nutrizionale del latte materno e sull’azione poco corretta delle aziende produttrici di latte artificiale.