Ramen-ya Luca, il primo ramen bar a Torino

Il primo ramen bar a Torino. Cosa mi è piaciuto e cosa no. Leggi la recensione!

Dove 
Via San Domenico 24/f, Torino / Tel. 011 765 3240
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Ramen-ya Luca

Martedì scorso ho portato a termine una missione che mi ero prefissata da un po’ di tempo: assaggiare i ramen a Torino. Non in un posto qualunque ma da Luca.
Luca non è mio cugino e nemmeno il mio dirimpettaio, è il proprietario di un piccolo locale al Quadrilatero che si chiama Ramen-ya Luca.

Non si può definire un ristorante, è più esatto definirlo un ramen bar: locale in cui il piatto di punta è uno solo, quindi è inappropriato dire che il menu non offre scelta.
La scelta c’è ma riguarda solo il ramen.

In Giappone ci sono molto esercizi commerciali in cui potete mangiare una cosa e solo quella, come da Marrabbio in Kiss me Licia. Solo che il suo locale era una okonomiyaki-ya specializzato in okonomiyaki.
 


Scoperto per caso, come Kokoroya, sono finalmente riuscita a provarlo insieme a quattro amici.
Piena di aspettative, ho preso il tram per andare in centro, senza smettere un attimo di pensare ai ramen e a come erano deliziosi quelli che avevo mangiato a Tokyo.

I ramen sono un piatto giapponese a base di tagliatelle, da Luca sono serviti con un brodo di carne di maiale e pollo, una fettina di chashu (carne di maiale), un uovo marinato, l’alga nori, il cipollotto verde, del fungo nero, i germogli di soia e i semi di sesamo.
L’insegna piccola e luminosa del bar è carina, semplice e chiara.

Quando entri da Ramen-ya la cameriera non ti sorride, è piuttosto perentoria direi, però questa impressione va via sgretolandosi perché man mano si ammorbidisce.

Mi ha ricordato un po’ quei duri russi incrociati in Transiberiana che erano duri solo in apparenza: durante la cena si è dimostrata gentile e disponibile pur senza trasmettere in generale una sensazione di calore.

L’interior design del locale non richiama propriamente il Giappone, non tanto per i colori predominanti, il rosso e il nero, quanto per l’immagine notturna di Tokyo e dei suoi grattacieli, che decorano sfacciatamente le pareti del ramen bar e appena entri ti vengono in mente gli States.

Non preoccupatevi: pochi secondi appena e un odore di aglio intenso vi violenta le narici, i capelli e i vestiti e gli States diventano un lontano ricordo.
Il locale è piccolo e questo per me è sempre un pregio, 23 coperti e prenotazione necessaria.
Sono entrate almeno una decina di persone che sono state mandate via proprio perché i pochi tavoli liberi erano già stati riservati.

Il menù si presenta graficamente piacevole e chiaro ma ha un difetto (secondo me).

Per chi non sa esattamente come e cosa sono i ramen, non trova nessuna spiegazione, né riguardo agli ingredienti con cui sono fatti, né viene specificato che sono fatti a mano dal proprietario.
La nozione di ramen è quindi data per scontata e non viene dato il giusto valore all’artigianalità del prodotto.

Vengono proposti alcuni antipasti fra cui gli onigiri, i gyoza o gli edamame; tre birre giapponesi diverse, una piccola selezione di vini italiani, il tè, l’onnipresente sakè e un dolcino.

Il piatto di punta del locale viene proposto in sei varianti: aromatizzato al sale, alla salsa di soia, alla pasta di sesamo, al miso, piccante o vegetariano (con l’aggiunta di latte di soia).
La mia scelta è ricaduta su quelli alla pasta di sesamo e sui gyoza come antipastino.

Partiamo dall’antipasto: i gyoza sono piccoli ravioli fatti a mano, qui serviti con un ripieno di maiale e verza.
Te ne portano sei.
 Sono arrivati caldi e croccanti, mangiati con la salsa sono buoni ma senza risultano un pochino insipidi, il ripieno in sé non è particolarmente gustoso.

Sul ramen avevo delle aspettative elevate, lo ammetto, e mi ha delusa.
Il brodo, almeno nella mia variante, non era particolarmente saporito ma è migliorato con l’aggiunta della salsa di soia; i ramen erano al dente, secondo me troppo, e la fettina di chashu grassa e non si scioglieva in bocca.
Se ve la immaginate “così tenera che si taglia con un grissino” cambiate slogan.
Nota di merito alle uova marinate, ottime e con il tuorlo cremoso.


La presentazione dei piatti in generale risulta esteticamente piacevole ed essenziale.

Adatto a chi non ha mai mangiato giapponese; a chi all’idea del “pesce crudo” inorridisce (ne conosco diversi) perché qui può assaggiare solo roba cotta; a chi non ha mai mangiato ramen e ha la curiosità di provare cose nuove e, infine, a chi mi vorrà dire che la sua fettina di carne era tenerissima.

Io gli darò un’altra chance.
I miei amici temo di no.


Foto

©Luca Castelletti; ©nihonjapaniappone.com;
©Emanuela Testa; ©Ramen ya Luca

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