Ristorante Pechino, la Cina senza fronzoli

La vera cucina cinese a Torino con il menu in cinese, i prezzi popolari e le porzioni giganti
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DOVE

Corso Vercelli 21/e – Torino
Tel. 011 282839


Il tour gastronomico della città questa volta mi ha portata in Cina.
Squadra vincente non si cambia e con la solita combriccola dopo Ramen-ya ci siamo dati appuntamento al Pechino. Ciò che mi attirava di più era quella caratteristica di autenticità che gli veniva attribuita: menu in cinese, avventori cinesi, cucina tradizionale.

 


L’insegna del Pechino è quantomai cinese: rossa e al neon, su fondo bianco. Due piccole lanterne rosse ai lati, unica nota di colore su questa strada della città.
Appena entrati la vostra attenzione è catturata dalla vetrina-frigo in cui fanno bella mostra di sé polpi, granchi, cannolicchi, arachidi freschi e altre cibarie che non ho riconosciuto.

Non ho visto vetrine simili nei ristoranti cinesi di Torino, motivo per cui tutto il mio essere interno ha gridato “Quasi Cina!” e in un attimo sono tornata con la mente alle strade di Pechino.

Il frigo può creare reazioni contrastanti: normalità/entusiasmo in chi è avvezzo alla cultura orientale; smorfietta di impressione in chi è abituato solo agli standard italiani per l’esposizione del cibo che finirà nei vostri piatti.

 


Noi, essendo in nove, abbiamo avuto la fortuna di cenare al tavolo rotondo. A me piace particolarmente, permette una convivialità che è preclusa al classico tavolo rettangolare e si possono condividere i piatti facendo ruotare appena il vassoio girevole soprastante.

Ci si guarda negli occhi, puoi osservare gli altri senza che se ne accorgano e gli altri possono fare lo stesso con te. Si può assaggiare qualsiasi pietanza senza mettere i gomiti nella bocca del vicino, nel goffo tentativo di porgere un vassoio pesante. Trovo molto interessante il carico sociologico di un tavolo rotondo.

 


I menu sono arrivati sia in cinese sia in italiano e di clienti orientali, quella sera, nessuno.

Tuttavia, uno dei miei amici mi ha assicurato che il ristorante gli è stato proprio consigliato da cinesi residenti in città. Non è forse questa una dichiarazione di autencità culinaria?

L’arredamento è privo di eleganza e anonimo, sia nella scelta del mobilio sia per la semplicità con cui vengono preparati i tavoli.
Disadorno è l’aggettivo che lo descrive meglio.

Scegliere cosa mangiare richiede tempo.
Combattuta fra la voglia di assaggiare le 4 cose rassicuranti che conoscevo e di provare tutto il resto, sono stata ampiamente ricompensata dalla scelta culinaria degli altri otto e abbiamo dato vita a un vero banchetto luculliano, oltre il cliché dell’involtino primavera.

Il cameriere prende tutte le ordinazioni e poi ve le ripete mentre voi ascoltate in religioso silenzio: i cannolicchi diventano “cagnolini” e sorridi teneramente pensando a come saresti tu al suo posto, in Cina, a rileggere una comanda.

 


Il sevizio  non è certo quello che vi ricorderete del ristorante Pechino: loro sono cortesi ma impenetrabili e distaccati.
 Di piatti ne abbiamo assaggiati davvero tanti e la qualità è mediamente buona, lasciando da parte la soggettività di alcuni gusti.

Strepitosi i gyoza, i ravioli brasati con ripieno di carne; buono il pollo glassato con le mandorle; scotti gli spaghetti in brodo di pesce ma gustoso il brodo. Ottime le melanzane fritte, il taro (la patata cinese) al cartoccio e i vari tipi di riso assaggiati.

 


L’unica cosa che ha lasciato tutti perplessi e non siamo riusciti a finire, è stato il tofu con le uova.
Tofu della casa con un gusto diverso e delicato da quello a cui siete abituati, servito a cubetti sulla salsa di soia con l’uovo nero, quello dei cent’anni, che in Cina non ho assaggiato.

Il tofu non mi è piaciuto, non me lo aspettavo così freddo e il sapore mi ha lasciata indifferente, l’uovo invece è buono e gustoso. 
Se vi impressiona il fatto che sia nero, chiudete gli occhi e buttate giù. In ogni caso, non lo riprenderei.


Le porzioni sono davvero giganti, la birra cinese fresca e buona, il the verde della casa nella media, i prezzi popolari.

Alcuni piatti come la medusa hanno destato la nostra curiosità ma non li abbiamo assaggiati e sicuramente molti altri ci sono sfuggiti.
Io vorrei tornare con qualcuno che capisca il menu in cinese, se ci sono volontari, scrivetemi!

Una vera esperienza culinaria per chi è alla ricerca di gusti autentici, per chi vuole ritrovare i sapori dimenticati di un viaggio in oriente, per chi non bada alla forma né alla eccessiva pulizia.
Aprite quella porta e superate la prima impressione, altrimenti cambiate ristorante.

 

 

Foto
©Luca Castelletti

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