Trasferirsi a Lisbona in 5 giorni

Trasferirsi in Portogallo. Un’offerta di lavoro a Lisbona.
Un preavviso di pochissimi giorni.
Una scelta difficile.
Vi racconto i miei primi due mesi a Lisbona.

 

La vita è strana e la mia, come quella di tanti altri, è cambiata spesso e velocemente negli ultimi anni.

Un lavoro a tempo indeterminato lasciato al limite della sopportazione dopo anni frustranti, una crisi profonda, il reinventarsi nel corpo, nella mente e nello spazio.

“Hai già trovato un altro lavoro?”

Questa è stata la domanda che mi è stata rivolta più spesso, perché si sa, lasciare il posto fisso, la sicurezza, la possibilità di comprare un frigo a rate senza avere già un altro lavoro, è una cosa folle.

Il giudizio della società, della famiglia, degli amici, degli sguardi che dicono la verità ma la voce inventa una bugia.

I silenzi assordanti.
E’ stato difficile licenziarsi, rimettersi in gioco, affrontare le persone e i silenzi giudicanti, soprattutto quelli che arrivavano da me stessa.

Pensavo che licenziarmi fosse stata una delle cose più difficili di questi ultimi anni, fino a quando non ho dovuto decidere in 5 giorni effettivi di trasferirmi a Lisbona.

Riesco a scriverne ora, dopo due mesi, prima era impossibile.

Come ci si trasferisce in un altro paese in 5 giorni?

Pensandoci moltissimo e non pensandoci affatto. Se mi avessero detto “Ti vogliamo qui fra un mese”, io non so se avrei avuto il coraggio di farlo.

Di lasciare mio marito, la nostra gatta e la nostra vita a due, la mia città e i mie affetti.

Un curriculum mandato quasi per gioco, in preda a quella voglia di vivere all’estero che mi accompagna da sempre, una sola città scelta fra tante altre perché aveva un senso nella mia storia personale.

Quel curriculum l’avevo dimenticato e poi all’improvviso una chiamata.
Quando ho riconosciuto il prefisso di Lisbona il mio cuore ha avuto un’accelerata.

Mi hanno detto che sarei potuta arrivare qualche giorno prima ma io, a quel punto, mi sono aggrappata a mio marito come una cozza sullo scoglio più pungente, e ho rimandato la partenza fino all’ultimo giorno utile.

Il biglietto per la mia partenza lo abbiamo prenotato insieme ma io, che prenoto biglietti con la stessa facilità di chi compra il pane tutti i giorni, non ho avuto la forza di premere sul tasto “Acquista” e lo ha fatto lui per me.

Ho passato giorni deliranti in cui un po’ pensavo a come mettere la mia vita in una valigia e un po’ pensavo che tanto non sarei salita sull’aereo, non riuscivo a smettere di guardarlo senza piangere eppure, come sempre, lui mi ha sostenuta.

La cosa strana di quando dici alle persone che più ami che stai per partire e non sai quando e se torni, è la loro prima reazione. Riguarda loro stessi:

“Adesso Manu come faccio senza di te?”

Tu, concentrata sul tuo dolore e lo stordimento, ti ritrovi di colpo a dover consolare gli altri che si dimenticano che una volta salita su quell’aereo sarai tu ad essere sola in una nuova città.

Sola. Con un nuovo lavoro e una casa che non ti conosce ma sola.

Però li si consola, ci si consola, si piange, si ride, si fanno progetti di serate che si passeranno su Skype anche se poi non succederà perché sei travolta dalla tua nuova vita e dal capire di nuovo dove stai andando e chi stai diventando.

I primi giorni qui non sono stati una passeggiata e chi mi è stato vicino lo sa, postare foto belle di una città meravigliosa è facilissimo, però esiste anche un’altra faccia della medaglia, quella della paura e della solitudine.

Delle notti insonni e del continuo chiedersi se hai fatto una cazzata o la cosa giusta, delle lacrime in sordina nella tua stanza la sera e delle cene su skype con tuo marito, del vedere l’amica di sempre su WeChat e piangere appena ti dice “Ciao”.

Ci ho messo un mese a riprendermi fisicamente e mentalmente dalla violenza di una separazione inaspettata dalla mia vita sicura, comoda, felice e a tratti borghese.

Il mio corpo ha ceduto e mi sono ammalata di tante piccole cose, non gravi, ma tutte insieme.

Perché lo hai fatto allora? Vi starete chiedendo.

Perché questa è la mia natura, posso metterla a tacere per un pò ma poi ritorna più prepotente di prima e alla fine l’ho ascoltata.

Voglio vivere e lavorare in un altro paese da sempre, mi si è presentata un’occasione e adesso so che non ho più tempo da perdere per altre rinunce.

Perché in fondo io lo volevo davvero e non esiste un’età giusta e una sbagliata, si può fare anche a 37 anni, con un marito e una gatta, perché ora più che mai ho deciso di non rinunciare alle opportunità che la vita mi presenta e mi presenterà e, soprattutto, perché ho una relazione che se lo può permettere.

Noi, mio marito ed io, vogliamo essere felici di noi stessi e per noi stessi o non potremmo essere quello che siamo, insieme.
Su questo abbiamo basato la nostra storia e il nostro progetto di vita in due.

Inizio ora a respirare, a sentire le persone che amo senza piangere, a credere di farcela e a guardarmi intorno rendendomi conto che davvero adesso vivo qui ed era uno dei miei sogni di ragazza.

Mio marito è venuto a trovarmi dopo due mesi e andare ad aspettarlo all’aeroporto è stata una delle cose più emozionanti degli ultimi tempi ma soprattutto, mai come ora, so che il mio cuore è in Italia e si può amare a distanza se hai il cuore fermo e saldo, tutto il resto si gestisce sapendo che ci saranno evoluzioni continue.

Non voglio tornare indietro, voglio e posso solo andare avanti.

Non mi sento arrivata da nessuna parte, anzi, mi sembra sia iniziata solo ora.
Non ho assolutamente idea di cosa mi riservi il futuro però ho un contratto di lavoro per un anno, una casa e degli amici nuovi che mi piacciono e con cui piano piano ci si racconta e ci si avvicina.
Due voli prenotati per l’Italia per i prossimi mesi e le vacanze di agosto da passare qui con lui.

Si sopravvive e poi si torna a vivere, sempre.
Magari diverse da prima ma con delle certezze in più.
La lontananza definisce te stessa ma anche chi resta a casa, la nebbia si dissolve e tutto ha un contorno più netto.

Come si gestisce un matrimonio a distanza, almeno il mio, ve lo racconto nel prossimo post!

4 pensieri riguardo “Trasferirsi a Lisbona in 5 giorni

  1. Beh… Wow! Mi piace 🙂 A questo punto sono curiosa: come fate tu e tuo marito? Che lavoro hai trovato a Lisbona? E sia chiaro: mai giudicherei una scelta del genere per una donna sposata. Lo sono anch’io e ti capisco perfettamente quando dici che hai una relazione che ti permette di essere e fare ciò che desideri, perché anche io ho impostato la mia così e le persone sgranano gli occhi ogni volta. Starai sempre in Portogallo? Aspetto il tuo diario 😉

    1. Ciao Roberta 🙂 In questo momento ci siamo organizzati per vederci almeno ogni due mesi e non so se starò sempre in Portogallo, di sicuro per un anno!
      Abbiamo dei progetti ovviamente e ci stiamo lavorando. Sappiamo entrambi che non potremmo vivere così lontani per sempre, vediamo! 🙂

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